La protesta
La suocera è in casa di riposo ma non può più pagare la retta
La famiglia versa pensione e accompagnamento ma la cifra non è sufficiente «L’Asl dovrebbe rimborsare la metà della retta ma non ci sono le risorse»
PRATO. Ha pagato 50.000 euro per la Casa di riposo. Tutti i risparmi. Una volta finiti non ha potuto fare altro che non saldare il debito nei confronti della Residenza sociale assistita dove la madre della moglie, la novantaquattrenne Crocifissa Di Santo, è ricoverata. L'anziana è malata di Alzheimer dal 2012 ed ha dovuto lasciare l'appartamento dove viveva. Ugo Ciccarella ogni mese versa alla Rsa la pensione della suocera e l'accompagnamento. Sono 1.330 euro al mese più la tredicesima ma, nonostante questo, mancano per saldare la retta circa 900 euro al mese. Crocifissa è una degli oltre 100 anziani in lista d'attesa a Prato e l'Asl dovrebbe rimborsare a Ugo e alla moglie circa la metà della retta. Sarebbe previsto per legge ma la Regione e l'Asl non hanno i fondi e quindi questo non accade.
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«Mia suocera già ammalata - racconta Ciccarella - nel settembre del 2012 cadde. Dimessa dall'ospedale non era più autosufficiente e quindi ci appoggiammo alla Rsa della Misericordia a San Quirico di Vernio. La struttura meno costosa della provincia dove tra l'altro ci siamo trovati sempre bene. Pagavamo la retta per intero facendo nel frattempo tutta la documentazione per avere un posto convenzionato. Siamo entrati in lista d'attesa ma non abbiamo ancora il posto in convenzione nonostante mia suocera fosse già in Rsa. E non abbiamo mai avuto alcun rimborso su quanto abbiamo sempre pagato".
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«Abbiamo saldato tutto quello che c'era da pagare - aggiunge Ciccarella - finché abbiamo avuto la possibilità di farlo. Poi, finiti i risparmi, siamo stati costretti a non saldare il conto sperando che la situazione si potesse sbloccare. Mia suocera è al settantaseiesimo posto. Fortunatamente la Misericordia, che gestisce la struttura, non ci ha nemmeno mai chiesto il pagamento completo della rata. Non sapremmo come fare e non saremmo neppure in grado, per motivi di salute, di assistere mia suocera a casa». «Ci siamo informati - conclude - e ne caso di malattie completamente invalidanti la struttura deve essere pagata con il reddito che la persona ha. Abbiamo scritto all'Asl affinché la nostra situazione, che è uguale a quella di molti altri, possa essere chiarita. Ci sono sentenze che dimostrano che Asl e Regione dovrebbero pagare le quote sanitarie o garantire un posto per l'assistenza. Si tratta di diritti che altre Regioni, come per esempio la Puglia, sta già garantendo».
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