Il Tirreno

Prato

Ci sono sette indagati per la morte dell’artigiano

Si ipotizza l’omicidio colposo a carico del titolare della vetreria e dei soci della ditta committente. Chiara la dinamica: ha ceduto la copertura

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PRATO. Sette persone, il titolare della vetreria e i soci della ditta committente, sono stati iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio colposo in concorso in relazione alla morte di Paolo Bernocchi, l'artigiano in pensione di 73 anni precipitato nella mattinata di venerdì mentre tentava di riparare un lucernario nella ditta Masterfil di via Ferrucci insieme agli addetti di una vetreria.

Gli inquirenti hanno accertato che il pensionato è precipitato a causa della rottura del sottile strato di copertura del capannone. L'uomo sarebbe stato chiamato dal titolare della vetreria senza un formale rapporto di lavoro. Domani verrà eseguita l'autopsia sul corpo della vittima, anche se le cause della morte sono evidentemente chiare e dovute alla caduta dall’alto.

Diverso il caso di Raffaele La Ragione, l’operaio di 45 anni che è morto nella stessa mattinata di venerdì mentre eseguiva lavori di ristrutturazione in una palazzina di via Franchi. Nel suo caso è molto probabile un malore, forse un infarto fulminante. Anche questa autopsia, affidata al medico legale Brunero Begliomini, verrà eseguita domani.

Il fascicolo aperto dal sostituto procuratore Laura Canovai passerà per competenza al sostituto Egidio Celano, specializzato nel settore della sicurezza sul lavoro.

Nell’infortunio che è costato la vita a Paolo Bernocchi ci sono due profili da approfondire: il primo riguarda il rispetto delle misure di sicurezza, il secondo il rapporto tra l’artigiano in pensione e la ditta che era stata incaricata di riparare il lucernario. Ma entrambi sembrano abbastanza chiari.

Dai primi accertamenti comunicati alla Procura, sembrerebbe che l’artigiano si sia trovato a camminare sopra una sottile copertura, “onduline” di uno spessore che non arriva a due millimetri. Il peso dell’uomo ha provocato il cedimento della copertura e la caduta nel vuoto. In questi casi è necessario un “cavo salvavita” agganciato a un solido supporto. Quanto al rapporto di lavoro, sembra tutto alla luce del sole, nel senso che l’artigiano in pensione non avesse un formale rapporto con la vetreria. Lo stesso figlio della vittima ha dichiarato che il padre faceva occasionalmente dei lavori perché si sentiva ancora capace di lavorare in un settore dove aveva passato oltre mezzo secolo di vita.

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