Sicurezza
Sette indagati per l'infortunio mortale nella filatura
Prato, sott'inchiesta il titolare della vetreria e i soci della Masterfil, ditta committente. Il pensionato di 73 anni è precipitato sui macchinari a causa della rottura del sottile strato di copertura del capannone
PRATO. Sette persone, il titolare della vetreria e i soci della ditta committente, sono stati iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio colposo in concorso in relazione alla morte di Paolo Bernocchi, l'artigiano in pensione di 73 anni precipitato nella mattinata di venerdì 20 mentre tentava di riparare un lucernario nella ditta Masterfil di via Ferrucci insieme agli addetti di una vetreria. Gli inquirenti hanno accertato che il pensionato è precipitato a causa della rottura del sottile strato di copertura del capannone. L'uomo sarebbe stato chiamato dal titolare della vetreria senza un formale rapporto di lavoro. Lunedì 23 verrà eseguita l'autopsia sul corpo della vittima.
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Sull'infortunio mortale proseguono anche gli accertamenti del servizio prevenzione e sicurezza dell'Asl 4.
"I nostri tecnici sono all'opera per chiarire tutti gli aspetti - dice il responsabile Aldo Fedi - Possiamo dire che i lavori in altezza sono pericolosi già a partire dai due metri rispetto al suolo e la caduta dell'uomo evidenzia già di per sé un problema di misure di sicurezza assenti o, quanto meno, insufficienti. Purtroppo è una leggerezza diffusissima e lo si nota bene in questi giorni in cui vediamo moltissime persone sui tetti a riparare i danni della bufera di vento".
Proprio il giorno precedente del "venerdì nero" pratese sul fronte della sicurezza, l'Inal aveva diffuso alcuni dati che evidenziavano la mancata denuncia di infortuni nelle aziende cinesi. Evidentemente i problemi ci sono anche in quelle italiane. "La mancanza di precauzioni è diffusissima - prosegue Fedi - magari non tanto nel comparto dell'edilizia dove c'è maggiore attenzione e sensibilità anche da parte delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati, ma nei tanti interventi che vengono effettuati dagli stessi proprietari, che salgono sui tetti a riparare antenne e sistemare tettoie senza alcuna precauzione".
"L'uomo non è infrangibile conclude Fedi - basta un'altezza superiore a 2 metri per rendere un infortunio mortale. Se non c'è ponteggio o protezione occorrono almeno linee vita, ancoraggi e imbracature. Nel caso di un lavoro affidato a una ditta dell'infortunio è responsabile anche il datore di lavoro e il committente, ma chi ci va di mezzo è soprattutto l'infortunato, per cui diventa soprattutto una questione di responsabilità personale. I controlli ci sono, anche da parte nostra, ma sono migliaia le persone che lavorano in altezza".
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