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La legge del “branco” al Marconi

La legge del “branco” al Marconi

Perquisiti otto studenti del Professionale di via Galcianese: sono accusati di aver rapinato e derubato dodici loro coetanei

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PRATO. Nelle scuole di Prato non ci si annoia. Dopo quanto accaduto al Liceo artistico di Montemurlo, dove un professore è stato accusato di molestie nei confronti di un'alunna sedicenne e un'altra studentessa è indagata per stalking verso una compagna disabile (vedi articolo in basso), e il pestaggio avvenuto martedì mattina all'interno dell'Istituto Buzzi di Prato (vedi l’altro articolo), ora tocca al Professionale Marconi di via Galcianese. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno perquisito lunedì le abitazioni di otto studenti accusati di far parte di un gruppo dedito agli scippi e alle rapine nei confronti dei loro coetanei, compagni di scuola ma non solo. Indagato anche un maggiorenne marocchino che potrebbe essere il ricettatore della refurtiva.

I carabinieri confermano che sono quasi tutti marocchini di seconda generazione, di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore presso la Procura dei minori Roberta Pieri, sono iniziate mesi fa e hanno presto alzato il velo su un'incredibile sequenza di episodi. In totale finora i carabiineri nei hanno contati dodici, tra scippi, furti e rapine, commessi tra il mese di novembre e quello di febbraio.

Secondo quanto viene riferito, alcuni sono avvenuti nella scuola di via Galcianese o nelle immediate vicinanze, altri alla multisala Omnia Center. Tra i rapinati, oltre a una ragazza cinese, c'è anche un giovane pachistano che frequenta il Marconi e che sarebbe stato minacciato dai componenti della banda: «Quando torni a scuola ti diamo anche il resto».

Agli atti dell'indagine, che è tuttora in corso, sono rimasti anche episodi di intimidazione nei confronti degli insegnanti del Professionale Marconi, minacce a una professoressa («Se avverti i carabinieri ti sparisce il computer portatile») e dimostrazioni di forza, come quando il presunto capo del branco, un minorenne nordafricano, ordinò ai compagni di alzarsi in piedi durante una lezione.

Una situazione, come è evidente, che non può più essere tollerata. I carabinieri stanno continuando a raccogliere elementi e anche martedì hanno recuperato alcuni telefoni cellulari e diverse paia di occhiali da sole che erano stati sottratti dal “branco” ad altri ragazzi. Al momento però nei confronti degli indagati non sono stati presi provvedimenti di custodia cautelare e non sembra che tra il la banda giovanile del Professionale Marconi e il pestaggio avvenuto all'interno dell'Istituto Buzzi ci sia un qualche collegamento.

Daniele Santagati, preside del Professionale Marconi, interpellato dal Tirreno, sostiene di non poter dire nulla sulla vicenda che riguarda i suoi allievi coinvolti nell'indagine. Nemmeno se qualcuno di loro sia stato sospeso dalle lezioni. «Questa scuola è tranquilla - afferma Santagati - Certo, ci sono problemi come da altre parti, che affrontiamo giorno per giorno. D'altra parte io non sono né un poliziotto né un giudice, ad altri spetta di far luce su quello che è accaduto, viviamo in una società particolare».

E anche in una scuola particolare, verrebbe da aggiungere. Nel maggio dell’anno scorso un docente dell’Istituto Marconi fu aggredito da uno studente che gli spaccò gli occhiali. Gli episodi contestati al gruppetto di adolescenti (tutti denunciati a piede libero) sono certamente più gravi.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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