Il Tirreno

Prato

TEATRO FABBRICONE

Spettacolo-confessione sull'arte dell'attore

Manuela Pellegrini in una scena de "La vocazione"
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Manuela Pellegrini in una scena de "La vocazione"

Danio Manfredini presenta venerdì 20 e sabato 21 al Fabbricone di Prato "La vocazione", un racconto di come si contaminano i piani della vita con quelli della scena e viceversa. Alle 17 il gioco sulla pagina Facebook del Tirreno per vincere due biglietti omaggio per lo spettacolo

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PRATO. A presentare la sua "Vocazione", venerdì 20 e sabato 21 marzo al Teatro Fabbricone alle ore 21 arriva una delle figure più carismatiche del teatro contemporaneo italiano, Danio Manfredini, autore-attore formatosi negli anni '70, fautore di una ricerca teatrale condotta fuori da ogni percorso codificato e svolta nell'ambito dei centri sociali autogestiti milanesi e nelle strutture psichiatriche, direttore dell’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini per il triennio 2013/2016, insignito di un Premio Speciale Ubu 2013 e del Premio Lo Straniero 2013 come «maestro di tanti pur restando pervicacemente ai margini dei grandi circuiti e refrattario alle tentazioni del successo mediatico».

In occasione dello spettacolo il Tirreno, in collaborazione col teatro Metastasio, mette oggi, 18 marzo, alle 17, in palio due biglietti omaggio. Per ottenerli occorre rispondere in maniera esatta a tre domande sullo spettacolo e sugli interpreti proposte sulla pagina Facebook.

Con "Vocazione" Manfredini traccia un quadro sulla figura dell’attore teatrale, racconta i vari stadi che attraversa e che lo conducono alla creazione, rende conto di come si contaminano i piani della vita con quelli dell’arte e viceversa: si tratta di uno spettacolo-confessione sulla fatica del far teatro, sul terribile confronto quotidiano dell’attore con le proprie debolezze e coi propri fantasmi interiori.

A partire dal repertorio teatrale in cui autori come Cechov, Shakespeare, Mariangela Gualtieri, Testori e Bernhard trattano esplicitamente la condizione dell’attore teatrale, Manfredini, affiancato in scena da Vincenzo Del Prete, compie un viaggio all’interno delle paure, dei desideri e delle consapevolezze legati alla pratica del mestiere di artista, parla di talento, di ricerca infinita, di sacrificio, e pone domande sul ruolo e la necessità dell'artista, sulla sua paura del fallimento, della follia, sul desiderio di evasione, fa domande sulla propria motivazione, sulla vocazione.

Con "Vocazione" “Mi apro a un percorso di lavoro teatrale che verte sul tema dell’attore di teatro e della sua vita- afferma Manfredini - . Metto a fuoco questo soggetto in un momento in cui sembra inutile, non necessario, occuparsi di teatro, di arte e di conseguenza dell’attore- autore-regista teatrale, figura che sembra in disuso. Pur accogliendo i progressi della tecnologia e il potenziale che offrono all’arte, ritengo centrale la figura dell’artista nella sua essenza umana scarna. Come il semplice che sta in una frase, in un canto, nella danza va a stagliarsi con il suo senso proprio dove tutto sembra morire. Fosse anche, come si dice, che il teatro è destinato a sparire, ci tocca dare luce al tramonto. Sarebbe comunque un privilegio, glorificare il momento del tramonto, così vicino al buio”.

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