Sicurezza
L’esercito degli allergici: in 8.000 all’ospedale
Già iniziata la fase delle impollinazioni che provoca disturbi respiratori Secondo Farsi, specialista di allergologia, casi in aumento del 20-25%
PRATO. La primavera non è ancora arrivata, ma la stagione dei pollini è già iniziata. Cominciano tempi duri per chi soffre di allergia. «Quest'anno l'allergia non è arrivata in anticipo, anzi - dichiara Alessandro Farsi, specialista in Allergologia e Immunologia - rispetto al 2014 siamo addirittura in ritardo di qualche giorno. L'impollinazione del cipresso e delle altre Cupressacee, che in Toscana sono molto diffuse, comincia già alla fine di gennaio con manifestazioni allergiche che raggiungono il picco di intensità proprio in questi giorni. Poi sarà la volta di betulle, nocciolo e ontano. Infine, toccherà a graminacee, parietarie e olivi, che porteranno i soggetti allergici a star male fino alla fine di giugno». Si tratta di un problema sempre più diffuso. Il popolo degli allergici è in crescita e si stima che rappresenti il 20-25% della popolazione. «In aumento, principalmente, sono le allergie da polline e più in generale tutte le allergie respiratorie - afferma Farsi - ne è colpito un soggetto su cinque e la manifestazione clinica più frequente è la rinite». Anche le allergie di origine alimentare stanno diventando sempre più comuni. «Le percentuali non sono le stesse delle allergie da polline, ma anche qui il trend è in aumento - spiega il medico - si stima che le allergie alimentari colpiscano una percentuale che varia dal 4 all'8% nei bambini e dal 2 al 3% negli adulti».
Prato riflette la tendenza nazionale registrando un aumento di pazienti allergici: nell'arco dell'ultimo anno, le persone che si sono rivolte all'ospedale Santo Stefano hanno superato quota 8mila. A tanto ammontano gli accessi all'unità operativa semplice del dipartimento di Allergologia e Immunologia diretto da Alessandro Farsi, che sta trattando circa un migliaio di pazienti affetti da asma di origine allergica. Perché i numeri sono in ascesa? «La spiegazione alla base dell'aumento delle allergie è legata al miglioramento delle condizioni socio-sanitarie - dice - là dove il tenore economico è più elevato e le condizioni igienico-sanitarie migliori, come in tutto il mondo occidentale, le allergie prendono più campo, poiché il sistema immunitario diventa più sensibile nei confronti di certe sostanze. Lo smog contribuisce a veicolare le particelle di polline, ma non è stato l'elemento determinante nell'aumento di casi allergici" C'è di buono che dalle allergie si può guarire». «Oltre ai farmaci (antistaminici e cortisoni nasali) utili a ridurre le reazioni allergiche - spiega - l'unico trattamento in grado di modificare lo stato allergico del soggetto è l'immunoterapia specifica (cioè il vaccino), che sfrutta la diagnostica molecolare, considerata l'approccio più innovativo per il miglioramento delle terapie». La psicosi generata in seguito al ritiro di alcune dosi di vaccino antinfluenzale dopo i casi di morti sospette, ha avuto delle ricadute anche sui soggetti allergici. «La campagna anti-vaccino di quest'anno ha influito senz'altro sulla scelta di molte persone di rinunciare alla vaccinazione antinfluenzale - afferma Farsi - questo ha fatto sì che nei pazienti asmatici, che si sono rifiutati di vaccinarsi, si acuissero i sintomi della malattia». Altra cosa è l'immunoterapia specifica, la cui richiesta, complici i problemi economici delle famiglie, ha subito una lieve flessione: «Si tratta di un calo fisiologico - conclude - dovuto al fatto che i costi dei vaccini contro le allergie ai pollini sono a carico dell'utente, ad eccezione di quelli per i pollini delle graminacee. Anche il vaccino per veleno da imenotteri (api, vespe e calabroni) è passato dalla Regione ed ha una probabilità di successo del 90-95%».
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