Sicurezza
San Silvestro e Santa Margherita, i dannati del traffico
Dalle finestre delle due strade del centro di Prato pende la protesta dei residenti: un piano del Comune per redistribuire il traffico. Smog: dai dati Arpat il 2014 è stato l'anno meno inquinato
PRATO. "Ci siamo rotti i polmoni. No smog". "Non voglio vivere in una città assediata dallo smog". Sono solo alcune delle scritte che campeggiano sui lenzuoli appesi alle finestre di via San Silvestro, l’antica strada che unisce piazza Mercatale a piazza San Marco. Un assedio quotidiano di serpenti di auto, camion, bus e motorini che non si ferma mai. Durante il giorno, con code negli orari di punta ma anche la sera, fino a notte inoltrata, soprattutto il venerdì e sabato, quando piazza Mercatale si riempie di avventori dei locali e piazza San Marco diventa un grande parcheggio. In via San Silvestro come in via Santa Margherita, due strade del centro accomunate dal passaggio continuo di traffico, la protesta dei residenti è permanente, uno status di rassegnazione che esplode in rabbia solo in certi momenti e che è entrato a fare parte del vivere quotidiano. I casi delle vie San Sivestro e Santa Margherita sono soltanto due tra i più eclatanti e vistosi, ma la congestione da traffico, con tutti i problemi che ne conseguono non solo per l’inquinamento, interessa moltissime zone cittadine e periferiche.
Che fare? Parlare di traffico oggi non va più di moda come qualche anno fa, un po' perché la città ha maturato altre emergenze che vengono avvertite come più pressanti, lavoro e sicurezza in testa. E poi perché il muoversi in auto sempre e comunque per gli spostamenti fa parte di una mentalità dura a morire, che si trascina ormai da generazioni e viene ereditata di padre in figlio. Tanto che Prato, nonostante la crisi degli ultimi anni, continua a figurare ai primi posti della classifica dei mezzi immatricolati, con un'automobile per abitante. Negli ultimi trent'anni le varie amministrazioni le hanno provate di tutte, con scarsi risultati. Dalle Lam ad alta frequenza alle rotatorie al posto dei semafori. Il tram che non è mai decollato. Le bici a noleggio naufragate fra furti e indifferenza. Car poling e car sharing? Solo belle parole. I cambiamenti dei sensi di marcia e spostamenti di flussi non hanno fatto altro che trasferire il problema da una strada all'altra. Il piano del Comune a due velocità.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.11038086:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11038086:1652110565/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Una ricetta a due fasi. La ricetta dell'amministrazione guidata dal sindaco Matteo Biffoni ha una doppia fase di realizzazione, una a breve termine, l'altra più importante, a lunga gittata. "La prima sfida che ci troviamo ad affrontare - dice l'assessore all'ambente Filippo Alessi - è quella di dare una risposta a breve ai casi di impatto immediato come quelli di via S. Silvestro e via Santa Margherita ma anche Borgo Valsugana o via Pomeria. Non è più possibile pensare di realizzare grandi infrastrutture, mega-progetti costosi come interramenti o tangenziali per le quali non esiste neppure lo spazio fisico. La soluzione è quella di lavorare per distribuire e spalmare il traffico in modo diffuso, cercando di evitare di creare altri imbuti. Insieme agli uffici stiamo lavorando con una serie di simulazioni per arrivare ad una soluzione ottimale".
Piano urbano di mobilità sostenibile. L'altro progetto, che richiede tempi nell'ordine di un'intera legislatura, è quella che prevede una serie di azioni improntate ad un vero cambio di mentalità. "Bisogna lavorare sulle persone - spiega Alessi - indurle ad utilizzare più mezzi e mezzi diversi dall'automobile privata. Per esempio valorizzando in modo diverso i parcheggi che si trovano a ridosso del centro, renderli più belli, sicuri ed economici. Occorre incentivare l'uso della bici e del trasporto pubblico con forme convincenti. Ed anche lavorare sull'informazione. Il comune con un suo progetto ha vinto il bando sull'infomobilità, che prevede una serie di cartelli diffusi nella città che non si limitano a riportare il numero di posti vuoti nei parcheggi, ma consigliano anche quale strada prendere o non prendere. Prato ha tanti posti-auto, molti di più rispetto ad altre città, si tratta di renderli fruibili ed evitare che la gente continui a voler parcheggiare in piazza San Francesco. I parcheggi vanno aumentati solo in alcune frazioni".
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.11038095:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11038095:1652110565/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Una sfida difficile che, nelle intenzioni dell'assessore Alessi e dell'amministrazione, si rivolge in buona parte alle nuove generazioni, quelle che ancora non hanno nel loro dna l'automobile come status simbolo di irrinunciabile benessere. Per questo parte del piano della mobilità si rivolge alle scuole e alle giovani generazioni.
Ma il 2014 è stato l’anno meno inquinato. Con 30 giorni di sforamenti rispetto al tetto massimo di 35 prescritto dalla normativa nela centralina di via Roma e 28 giorni in quella di via Ferrucci, il 2014 è stato l’anno “meno inquinato” a Prato degli ultimi quattro. Almeno per le famigerate Pm10, le polveri fini che sono considerate il parametro più significativo per misurare lo smog da traffico e da riscaldamento urbano. Nel 2014, dati dell’Arpat non ancora ufficializzati tanto che l’ultimo annuario pubblicato si ferma al 2013, è andato meglio dell’anno precedente, ma soprattutto del 2012 e del 2011, quando il tetto di 35 microgrammi per metro cubo di polveri è stato superato in entrambe le centraline dell’Agenzia regionale per l’ambiente. Non sono tutte rose e fiori, sia perché le Pm10 non sono l’unico “termometro” dell’inquinamento dell’aria, sia perché i danni ambientali del traffico non si fermano a quelli prodotti alla salute dei nostri polmoni.
Perché l’aria è migliorata. Da cosa dipende questo miglioramento? La crisi c’entra poco, in quanto le auto non hanno mai smesso di girare ed anche il miglioramento delle emissioni per l’utilizzo di carburanti via via meno inquinanti incide fino a un certo punto. Luciano Giovannelli, dirigente dell’Arpat imputa queste differenze da un anno all’altro a fattori climatici. "Dipende molto da quello - dice - a dicembre 2014 abbiamo avuto molti giorni critici, poi però la situazione è rientrata nei ranghi". Il vento aiuta, almeno sul fronte inquinamento, la pioggia anche ma i lunghi periodi di alta pressione, con sole e calma di vento, peggiorano la situazione. Perché solo due centraline. A partire dal 2011, quando la materia del monitoraggio ambientale è passata interamente in mano alla Regione recependo le normative europee, le centraline a Prato si sono ridotte a due, in via Roma e in via Ferrucci. Ce ne sono 32 in tutta la Regione.
"Con l’accentramento regionale e la divisione in zone omognee (Prato fa parte di quella che comprende anche Pistoia) c’è stata una razionalizzazione dovuta ai costi altissimi delle centraline, accompagnata però anche da un miglioramento della qualità del monitoraggio - spiega Giovannelli - Prima c'era il caos: ogni comune voleva mettere la sua centralina, ma i dati erano spesso disomogenei e da invalidare. Ora i criteri sono uguali a quelli europei".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
