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Maila Ermini: "In Italia si può essere intellettuali solo se si è asserviti"

L'attrice e regista Maila Ermini
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L'attrice e regista Maila Ermini

L'artista pratese, fondatrice del teatro La Baracca, ha indirizzato una lettera aperta al sociologo e filosofo Zygmunt Bauman che lunedì 16 terrà una conferenza al Centro Pecci

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PRATO. L'attrice e regista pratese Maila Ermini ha indirizzato una lettera aperta a Zygmunt Bauman, il sociologo e filosofo polacco che lunedì 16 marzo terrà una conferenza sul tema "che cosa è cultura oggi?" al Centro Pecci.

"Signor Bauman,  so che Lei terrà una conferenza sulla cultura al Museo Pecci di Prato.

Forse Lei non sa che in questo paese, l'Italia, essere artisti o intellettuali sul serio, è sostanzialmente proibito.

Ed è anche proibito dirlo; è tabù.

Si può essere intellettuali solo in maniera asservita.  L'artista 'diverso' e libero non è più bruciato sul rogo, ma in qualche modo la sua esistenza è impedita.  Oltre a essere invidiato, gli si tagliano i fondi, lo si isola, lo si umilia. 

Se della sua arte egli ne vuol fare un mestiere, è costretto alla fine a omologarsi e a omaggiare il potere o il potente. E questo accade oggi con maggior accanimento che nel passato, anche grazie al controllo e al commercio di noi cui siamo costretti.

Una volta diventato 'cortigiano', l'artista e la sua arte finiscono per avere ben poco senso.

Oggi l'arte è tollerata e così bene commercializzata, usata per il turismo eccetera, perché è come una vespa senza pungiglione.

Infatti il problema che si pone, e proprio nei luoghi dell'arte deputati dove Lei andrà, non è tanto l'ipertrofia produttiva o i troppi artisti; le troppe mostre o i troppi spettacoli, insomma gli eventi in eccesso, come qualcuno paventa, ma proprio il fatto che l'arte non punga più, e per questo incida ed emozioni sempre meno.

E paradossalmente, proprio per questo, ce n'è invece sempre più bisogno, ove la quantità deve supplire alla qualità mancante.

Dunque fare cultura, essere intellettuali o artisti, oggi, è proprio questo: indossare l'abito della vespa, ma senza pungiglione".

Maila Ermini

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