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La svolta dopo i controlli, Berti: «Ora i cinesi pagano»

di Gabriele Firmani
La svolta dopo i controlli, Berti: «Ora i cinesi pagano»

Nel periodo compreso fra settembre 2014 e febbraio 2015, i 74 nuovi ispettori del lavoro assunti dalle tre Asl dell’area vasta Toscana centrale, hanno ispezionato un totale di 1627 aziende cinesi distribuite nei territori di Prato, Firenze, Empoli e Pistoia. Di queste, appena il 31% è apparso in regola

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PRATO. «I controlli sulle imprese cinesi a Prato ci sono sempre stati. La differenza con il passato, è che prima, dopo che veniva presentata la sanzione amministrativa da pagare, queste sparivano e cambiavano indirizzo. Adesso gli imprenditori cinesi, anche perché di un’età anagrafica più giovane rispetto al passato, pagano subito le sanzioni loro commutate e dimostrano di voler mettersi in regola. Quello che è in corso appare un vero e proprio cambiamento di mentalità, ancora forse soltanto agli stadi iniziali, dei rappresentanti dell’imprenditoria cinese».

Così il coordinatore del Piano straordinario per il lavoro sicuro nell’area vasta Toscana Centro, Renzo Berti, commenta i risultati dei primi sei mesi di ispezioni portate avanti dalla task force di ispettori Asl voluta dalla Regione: nel periodo compreso fra settembre 2014 e febbraio 2015, i 74 nuovi ispettori del lavoro assunti dalle tre Asl dell’area vasta Toscana centrale, hanno ispezionato un totale di 1627 aziende cinesi distribuite nei territori di Prato, Firenze, Empoli e Pistoia. Di queste, appena il 31% è apparso in regola. Una percentuale che tocca il 48% a Firenze, ma che precipita ad appena il 12% a Prato dove ben l’84% delle imprese cinesi ispezionate hanno presentato al loro interno gravi irregolarità. In totale sono stati chiusi oltre 150 dormitori e 99 cucine abusive. Le criticità più frequenti hanno riguardato macchinari e impianti elettrici non a norma, oltre che il non adeguato rispetto delle normative di sicurezza e delle condizioni igieniche all’interno dei capannoni.

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A 104 ammonta il totale delle aziende così costrette alla chiusura. A 939 il totale invece delle aziende sanzionate: ad ognuna di queste è stata comminata in media una sanzione amministrativa pari a circa 3.000 euro. Il cambiamento più dirompente rispetto al passato riguarda appunto il loro regolare pagamento: nel secondo semestre 2014, interessato soltanto per gli ultimi quattro mesi dai nuovi controlli, è infatti letteralmente esplosa la riscossione, nelle tre province oggetto delle ispezioni, delle sanzioni amministrative disposte in tema di sicurezza sul lavoro. Dai circa 700 mila euro qua riscossi nel primo semestre 2014, si è passati infatti a 1,2 milioni di euro di sanzioni amministrative regolarmente incassate nel periodo luglio-dicembre dello stesso anno: un balzo in avanti pari quasi al 100% di incremento registrato in un solo semestre.

«L’intero Piano straordinario per il lavoro sicuro nell’area Toscana Centro - sottolinea Berti - si finanzia ormai da solo». La maggiore percentuale di irregolarità riscontrata a Prato, secondo Berti, si spiega col fatto che «l’insediamento di imprese cinesi nel capolouogo toscano è apparso meno affastellato rispetto a quello che si è realizzato a Prato: in quest’ultimo territorio si deve poi ricordare come negli ultimi quindici anni, abbia giocato un ruolo in questo senso, anche la necessità di trovare rapidamente nuovi affittuari che coprissero il vuoto di rendita creato ai proprietari, dai capannoni lasciati vuoti dalla crisi del tessile».

Gabriele Firmani

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