Sicurezza
Museo del Tessuto: troppi “tagli” bloccate le mostre
Meno 170.000 euro da Provincia e Camera di Commercio Cavicchi e Guarini: «Nel 2016 situazione molto critica»
PRATO. «Con pochi soldi, riusciremmo a fare tanto». Andrea Cavicchi, presidente della Fondazione Museo del Tessuto da ormai otto anni, in prorogatio da maggio (attesa la nuova nomina in capo al sindaco Matteo Biffoni), sintetizza così i problemi economici di un museo unico nel suo genere, che racconta la storia del tessile ma punta a fare cultura nella moda, nato in una struttura - la ex Campolmi - bellissima, nuovissima ma costosissima. Il fatto è che mostre come "I vestiti degli Zar", il vintage e l'ultima "Le camicie bianche di Ferrè", potrebbero diventare solo un ricordo. Il bilancio del Museo del Tessuto, traballa. Tutto sommato - tra entrate e uscite - la garanzia di "reggere" quest'anno, c'è, ma in prospettiva - già nel 2016 - la situazione potrebbe diventare di difficile sostenibilità: «Il motivo è semplice - spiega Cavicchi - i contributi dei soci sono in diminuzione mentre le spese che sosteniamo restano uguali. Se non si riusciranno a trovare nuove entrare, diventerà un problema». Al Museo del Tessuto che oltre alle mostre (19 dal 2007 al 2014) cura progetti europei (4 relativi al tessile che hanno occupato più anni) e fa attività con le scuole che arrivano dalla Toscana e da tutta Italia, basterebbero 200.000 euro in più, invece l'anno prossimo né avrà 170.000 in meno su un bilancio totale di circa 650.000 euro. Numeri piccoli di per sé, per un museo che è unico nel panorama italiano, ma che proprio non si possono contrarre. E siccome le spese sono e resteranno fisse, il Museo del tessuto, per forze di cose, dovrà "tagliare" sulla programmazione di mostre «che però - è il giudizio del direttore Filippo Guarini - è il brand che dà forza e visibilità al museo». Insomma, niente esposizioni organizzate e finanziate in maniera autonoma dal museo che però non resterà fermo e nei prossimi mesi ha in calendario una serie di eventi anche importanti - ancora top secret - finanziati però da sponsor esterni.
Ma perché il Museo del Tessuto subirà un taglio ai contributi dei soci che sfiora il 30% del totale delle entrate? Presto detto: perché la Provincia, o quel che ne resta, a partire da quest'anno non darà più al Museo i 45.000 euro arrivati nel 2014 (prima erano 75.000), lo stesso vale per la Camera di Commercio - tra i maggiori sostenitori del Museo - che ha tagliato di netto 100.000 euro (ne garantiva 156.000) dopo che a sua volta si è vista togliere una buona fette dei contributi camerali.
Un escursus veloce ma necessario sulle spese: la voce più importante riguarda il costo dei sette dipendenti (tre a tempo parziale, 3 a tempo pieno, oltre il direttore) che costano complessivamente 260.000 euro lordi l'anno con una spesa media di 37mila euro per ciascun lavoratore; poi c'è l'affitto che il Museo paga al Comune: 75.000 euro l'anno a fronte di un finanziamento di 150.000: «In pratica - spiega Cavicchi - si tratta di una partita di giro: il Museo rende al Comune la metà del contributo annuo. Proprio assieme all'amministrazione - prosegue il presidente del Museo - stiamo studiando forme di risparmio per consentire alla strutture un maggior margine di manovra». E la novità c'è: il Comune ha già deciso di dare in concessione gratuita quella parte della struttura dell'ex Campolmi occupata dal Museo del Tessuto, eliminando in questo modo il costo dell'affitto. Ultima voce di spesa «ed è tra le più gravose», fa presente Guarini, è rappresentata dai costi dell'energia. Ed è un storia minima ma tutta da raccontare: il Museo del Tessuto spende all'anno 80.000 euro di elettricità, uno sproposito, per il riscaldamento d'inverno e la refrigerazione d'estate. «L'energia - spiegano Cavicchi e Guardini - proviene da un sistema di pompe molto complesso, collegato alla vasca esterna (quella che sta al centro del cortile ndr): l'acqua della fontana che è sempre i funzione, viene riciclata e usata per dare energia». Evidentemente però o il sistema di pompe consuma troppo o c'è qualcosa che non torna a livello progettuale. Ogni goccia d'acqua versata dalla fontana, come dice scherzando il presidente, costa la museo un euro. E poi c’è la manutenzione di una struttura nuova ma che dà problemi: tra i 30 e i 40.000 euro l’anno.
Insomma, troppe spese a fronte di sovvenzioni già scarse e destinate a diminuire ulteriormente e con il rischio del blocco delle attività espositive. Cavicchi una via d'uscita la intravede: «E' una situazione difficile - afferma - ma non impossibile. Con i soci stiamo dialogando per trovare soluzioni, risparmi, economie possibili. L'obiettivo è farcela, perché le cifre sono contenute e solo dopo consegnerò il museo in altre mani».
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