La manifestazione
Giardini invasi in barba ai divieti
L’allarme di Cittadinanza Attiva: «Operai senza precauzioni sui tetti, eternit maneggiato senza guanti»
PRATO. A Napoli dicono che il semaforo rosso è solo "un consiglio", ma anche i pratesi devono aver preso l'ordinanza di divieto di ingresso nei giardini pubblici con la stessa filosofia partenopea. In barba all'ordinanza, firmata dla sindaco Matteo Biffoni per evitare situazioni rischiose a pedoni e ciclisti per i molti alberi o rami ancora pericolanti dopo la tempesta di giovedì, ieri mattina, approfittando del bel tempo, sono stati centinaia i pratesi che hanno scansato transenne e cartelli per passeggiare in giardini pubblici o nei percorsi ciclabili che li costeggiano.
E' il caso dei lunghi giardini di viale Galilei, presi d'assalto da giovani e anziani, runner in tuta e persone che portano a spasso il cane, famiglie intere con bambini per mano o in carrozzina. Pochi i controlli, ma forse è meglio così: l’importante è che nessuno si sia fatto male.
L’ordinanza firmata dal sindaco nel tardo pomeriggio di venerdì era stato per il Comune un modo per mettere le mani avanti. Cari cittadini, questo il senso del provvedimento, sappiate che ci sono ancora molti rami pericolanti e dunque se frequentate i giardini pubblici lo fate a vostro rischio e pericolo.
Nessuno si è fatto male nei giardini, ma la stessa cosa non si può dire dei tetti. Operai sui tetti danneggiati dal vento senza protezione, lastre di eternit maneggiate senza guanti né tuta protettiva. L'allarme-appello arriva da CittadinanzAttiva-Centro per i diritti del malato, che chiede più controlli. «Quale rappresentante provinciale di CittadinanzAttiva - scrive Fabio Baldi - invito tutti gli operatori Istituzionali preposti, ad intensificare i controlli nei confronti delle aziende edili che sono impegnate nei lavori di riparazione delle coperture che hanno subito danni dal forte vento dei giorni scorsi. Ricordo che a tutela e nell'interesse dei dipendenti di dette aziende, solo ieri avevamo lanciato un appello in tal senso».
Baldi ricorda che si sono già verificati due gravi infortuni sul lavoro: un operaio edile di 51 anni caduto dal tetto mentre faceva una riparazione e un altro operaio edile di 50 caduto dal tetto di una ditta mentre faceva una riparazione a Montemurlo.
«I tetti danneggiati sono numerosi e l'impegno per ripararli è frenetico. Questo stato di cose, causa sicuramente una maggiore esposizione al rischio di infortunio. Infatti in questi giorni è facile vedere anche dalla strada operai edili all’opera sui tetti ma privi di ogni sicurezza personale».
«Inoltre - prosegue Baldi - vengono maneggiate le lastre di eternit senza indossare la tuta di protezione, i guanti e la mascherina protettiva. I frammenti di eternit, addirittura vengono raccolti con la scopa e gettati nei rifiuti urbani. Questo avviene perché probabilmente il personale non è mai stato formato con corsi specifici e perché il rischio del mesotelioma pleurico viene sottovalutato in quanto si evidenzia solo dopo molti anni dall'esposizione all'amianto».
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