Lutto
Mura crollate per il vento: "La città faccia un mea culpa"
L'architetto Centauro: "Non sarebbe successo se ci fosse stata più manutenzione. Prato pensa troppo a gestire l'immigrazione e poco al territorio"
PRATO. «Le nostre cose non si rovinano perché sono antiche, ma perché non le curiamo». E’ un mea culpa in piena regola quello che la città è chiamata a fare dall’architetto Giuseppe Centauro, secondo cui «quando queste cose vogliamo valorizzarle e metterle in evidenza, ci dobbiamo assumere anche la responsabilità di mantenerle in buone condizioni». Il crollo di una trentina di metri di mura, che da oltre settecento anni cingono il cuore della città, a causa della tempesta di vento di giovedì 5 non ha sorpreso più di tanto Centauro che, proprio sul restauro della cerchia muraria ha compiuto diversi studi.
«Sono davvero costernato per quanto accaduto - afferma - A essere stati colpiti sono gli alberi, ma soprattutto i monumenti e i luoghi più sensibili della città. Personalmente in questi fatti ho ravvisato delle similitudini con i terremoti: amplificazioni di sollecitazioni esterne i cui effetti colpiscono in modo particolare zone “malate” (trascurate o realizzate in maniera imperfetta). Prato non è esente da questi difetti, probabilmente perché troppo presa per molto tempo dalla risoluzione di altre problematiche, come per esempio la gestione dell’immigrazione, che hanno distolto la sua attenzione dal territorio». L’amministrazione comunale ha parlato di un danno inestimabile. Serviranno 200mila euro soltanto per ricostruire quel tratto di mura, di cui è rimasto solo una montagna di pietre.
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«Quando si parla di patrimonio storico i danni sono incalcolabili - spiega Centauro - Ciò che è perduto si può ricostruire, ma non sarà mai come prima. Penso alle mura ma anche al rosone di San Domenico, alla Sacra scala di San Niccolò e agli altri beni danneggiati». La domanda che molti si stanno facendo è come sia potuto accadere. E perché proprio le antiche mura dalla parte di San Niccolò? «In quel punto - ipotizza Centauro - la cinta muraria, essendo esposta a nord, appariva già erosa e questo, unitamente all’azione circolare del vento e alla pressione degli alberi, ha mandato in frantumi quella porzione. Se quegli alberi fossero stati potati e le chiome più imponenti sfoltite, forse non sarebbe accaduto questo disastro - continua - per dire che gli alberi come le mura antiche o qualsiasi altro bene del patrimonio culturale di un territorio, hanno bisogno di cure». La raccomandazione di Centauro è di prestare maggiore attenzione al controllo del territorio e del suo patrimonio antico.
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«Serve un monitoraggio continuo, meglio se condotto da una task force formata da esperti e coordinata da università e amministrazione, che possa agire periodicamente sulla manutenzione. Se in queste condizioni arrivasse un terremoto, Prato sarebbe come L’Aquila: completamente impreparata ad affrontarlo. Non c’è consapevolezza del rischio che stiamo correndo». Intanto il Consorzio Santa Trinita, associazione di residenti e commercianti del quartiere, ha lanciato una campagna di crowdfunding per raccogliere fondi da destinare al restauro delle antiche mura di Porta Leone danneggiate dal maltempo. «Avevamo già in mente di offrire il nostro contributo per il recupero di un bene di alto valore che ancora non avevamo individuato - spiega Francesco Querci, presidente del Consorzio - ma vista l’emergenza che si è creata con la caduta di una porzione di mura, saremmo lieti, se necessario, di contribuire a recuperare risorse».
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