Sicurezza
Favori al latitante, indagata consigliera
Perquisita l’abitazione di Roberta Lombardi (Pd) dopo l’arresto nelle Filippine dell’ex allenatore condannato per violenza
PRATO. Una consigliera comunale del Partito democratico, Roberta Lombardi, è indagata con l’accusa di aver favorito la latitanza di Domenico Piccolo, l’ex allenatore di una squadra di pallavolo di Vaiano che nei giorni scorsi è stato arrestato dalla polizia nelle Filippine perché si è reso irreperibile prima che diventasse definitiva una condanna a sei anni e sei mesi di reclusione per violenze sessuali su minori.
Ieri mattina gli uomini della squadra mobile di polizia, agli ordini del vicequestore Francesco Nannucci e su disposizione del sostituto procuratore Lorenzo Gestri, hanno perquisito la casa pratese della consigliera Lombardi, 60 anni, alla ricerca di elementi che possano riscontrare l’ipotesi accusatoria. Non è dato sapere se li abbiano trovati, ma evidentemente qualcosa avevano già in mano, per giustificare l’emissione di un decreto di perquisizione.
Il legame tra la consigliera del Pd, paladina della lotta contro la nuova pista dell’aeroporto di Peretola, e il latitante Domenico Piccolo, 47 anni, è la figlia di Roberta Lombardi, Valentina Paoli, che è anche la compagna dell’ex allenatore di pallavolo.
Piccolo, come detto, si è reso irreperibile prima che la condanna per violenza sessuale diventasse definitiva. Non è chiaro se sia volato subito nelle Filippine, ma quello è stato il suo approdo finale, nell’isola di Palawan, dove è stato prelevato dalla polizia filippina imbeccata dalla Direzione centrale della polizia criminale di Roma su input della squadra mobile di Prato.
E Valentina Paoli l’avrebbe seguito quasi subito, tre o quattro anni fa. Questo di per sé non costituisce necessariamente un reato. Le ragioni del cuore hanno vinto sulle considerazioni di altro tipo. Evidentemente la compagna di Piccolo non ha creduto alle gravissime accuse che in tre gradi di giudizio sono piovute in testa all’ex allenatore originario della Calabria e trapiantato a Vaiano.
Ad accusarlo nel 2005 fu una bambina di dieci anni, una delle sue allieve nella squadra di pallavolo, che disse di essere stata toccata nelle parti intime in una stanza accanto alla palestra. Poco dopo un’altra bambina raccontò una storia simile, alla quale si aggiunse quella di una diciassettenne rintracciata dalla polizia grazie a un’intercettazione telefonica nella quale Piccolo le chiedeva se per caso fosse stata lei a tirarlo in ballo. Per gli abusi sulle due bambine Domenico Piccolo è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione (l’accusa aveva chiesto addirittura una condanna a 19 anni), mentre è stato assolto per il rapporto con la diciassettenne. Prima della sentenza l’allenatore si difese con tutte le sue forze facendo notare presunte incongruenze nei racconti delle due bambine e della ragazza. Ma una volta condannato non ha aspettato che la giustizia facesse il suo corso e si è reso irreperibile.
Per gli investigatori che avevano passato mesi a indagare pazientemente sulle accuse delle bambine era stato un duro colpo e per loro il caso non era affatto chiuso.
Le attenzioni si sono concetrate sulla madre di Valentina Paoli, già da quando non era ancora eletta in consiglio comunale. Non è escluso che in mano agli inquirenti ci siano anche intercettazioni telefoniche. Ora la Procura vuole capire se da Prato sono arrivati aiuti concreti alla latitanza di Domenico Piccolo, che in tempi brevi potrebbe essere estradato dalle Filippine.
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