Il Tirreno

Prato

False residenze ai cinesi, dura requisitoria del pm

di Paolo Nencioni
L'arresto di Angela Olivieri nel dicembre del 2013
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L'arresto di Angela Olivieri nel dicembre del 2013

Antonio Sangermano ha chiesto pene severe e ha puntato il dito contro l'ex dipendente dell'Anagrafe: "Ha fatto mercimonio della propria funzione e del proprio onore"

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PRATO. "L'imputata Angela Olivieri è indegna di appartenere a un corpo dello Stato perché ha fatto mercimonio della propria funzione e del proprio onore". Con queste parole il pubblico ministero Antonio Sangermano ha concluso la sua dura requisitoria al processo che vede imputate 13 persone con l'accusa, a vario titolo, di aver fabbricato o utilizzato falsi certificati di residenza che poi sono serviti ai cinesi per chiedere o rinnovare il permesso di soggiorno. Angela Olivieri, dipendente dell'Ufficio anagrafe del Comune attualmente sospesa in via cautelare, è la principale imputata in quanto accusata di essersi prestata, in cambio di soldi, a chiudere un occhio sui controlli legati alle pratiche di residenza. Per lei il pubblico ministero ha chiesto una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione.

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Stessa pena chiesta per la ragioniera Silvia Bruni, a cui la Procura contesta di aver collaborato, insieme a Wang Guo Ping, nella redazione di false buste paga per l'ottenimento dei permessi di soggiorno. "I professionisti pratesi - ha detto in sostanza il pubblico ministero - devono assumersi le loro responsabilità e capire che queste pratiche inquinano il vivere civile". Una pena più contenuta, tre anni e sei mesi, è stata chiesta per la presunta promotrice del traffico illecito di certificati di residenza, Irma Porcaro, ex dipendente dell'Ufficio anagrafe, in ragione della sua collaborazione alle indagini. E pene inferiori sono state chieste per gli altri imputati, tra cui i figli della Porcaro, Francesco Ludovico Catania, Luca Romano e Perla Federica Catania.

L'operazione della guardia di finanza scattò nei primi giorni di dicembre del 2013, pochi giorni dopo il drammatico incendio della confezione Teresa Moda in via Toscana, e ipotizzò che ben 360 cinesi avessero acquistato i falsi certificati di residenza dopo essere entrati in Italia con un visto turistico versando tra gli 800 e i 1.500 euro a testa. L'organizzazione avrebbe così guadagnato tra i 180.000 e i 450.000 euro. A denunciare le irregolarità fu un dipendente dell'Ufficio anagrafe, che è stato pubblicamente elogiato dal pubblico ministero durante la requisitoria insieme al comandante della polizia municipale Andrea Pasquinelli.

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Il processo è stato aggiornato all'11 marzo, quando la parola passerà agli avvocati difensori, tra cui Manuele Ciappi, Costanza Malerba, Federico Febbo e Sabrina Serroni, prima della sentenza.

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