Il Tirreno

Prato

ai binari

Si drogano tra l'indifferenza dei pendolari

Ilenia Reali
Si drogano tra l'indifferenza dei pendolari

La pensilina della stazione del Serraglio trasformata nella "stanza del buco"

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PRATO. Sono da poco passate le 17,30 e il binario della stazione ferroviaria di Prato Porta al Serraglio è piena di pendolari. C’è chi esce dall’ufficio e fa rientro a casa, ad Agliana a Pistoia o nell’area fiorentina. Perlopiù si tratta di persone che lavorano in centro ma ci sono anche studenti della vicina università. Ci sono pistoiesi che sono venuti a fare shopping a Prato. Anche donne con bambini.

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Se è bel tempo si aspetta tutti fuori sul binario altrimenti, com’è naturale, ci si siede sulle sedie della pensilina. Non ci sono solo normali pendolari però alla stazione del Serraglio. Ci sono anche i pendolari della droga o coloro che abitano in città ma che hanno trasformato la pensilina nella stanza dello spaccio. Un tempo ci si allontanava per “bucarsi”:  lì ci si scambiava  l’eroina e poi si camminava a piedi lungo il binario fino ad arrivare ad infrattarsi tra alcune piante, poco più avanti.

Da un po’ di tempo  le abitudini sono cambiate. I pendolari raccontano di una consuetudine. E non ci fanno nemmeno più caso. Chi prende il treno abitualmente si è assuefatto a quella situazione. Martedì 24 febbraio alla stazione la situazione sembra tranquilla. Un treno è in partenza. Dal finestrino del binario si vede la pensilina. Una donna castana comincia ad armeggiare con delle carta stagnola. Il tempo di capire cosa accade, accendere la telecamera del cellulare. Il treno parte. Nel video si vede solo una bambina, in piedi davanti alla mamma, che guarda cosa fa quella donna a pochi metri con le mani. Si intravede il volto incuriosito della piccola nell’indifferenza generale. Il treno parte e il video rimane uno spezzone incompleto che non testimonia nessuna storia.

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Lunedì 2 marzo, stessa ora.  Ma sta per ripetersi la stessa scena. Questa volta non c’è un treno in partenza. Due persone entrano nella pensilina si avvicinano alla macchinetta che distribuisce bevande. Cercano sopra, dietro. Tirano giù della carta stagnola. Una donna, diversa da quella della settimana prima, apre l’involucro, riscalda una cucchiaino. Prepara la dose e la mette in una siringa. Si fa un’iniezione sulla mano.

Intorno la vita va avanti come niente fosse. I pendolari vedono bene quello che accade, la pensilina è di vetro e chi maneggia la droga non si nasconde. Tutti fanno finta di niente. “Accade tutti i giorni”,  raccontano. “Sono sempre le stesse 8-10 persone. Tutti abbastanza giovani. Cercano intorno a quella macchinetta e preparano la siringa. A volte si bucano qui. Altre volte salgono sul treno, vanno nel bagno del vagone e scendono a Prato Centrale. Chiamare i carabinieri?  Lo sanno. Accade continuamente. A volte litigano tra loro, a volte no. Cambia solo questo. Il resto è un rito”.

 

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