Sicurezza
Lanifici e produttori di filati guadagnano e sono ottimisti
I risultati del quarto studio sulla mappatura del settore tessile del distretto «Adesso dobbiamo lavorare a un progetto di collaborazione coi terzisti»
PRATO. I lanifici hanno reddito e guardano al futuro. Ora la sfida è però quella di non ritrovarsi a ballare da soli.Del resto, con il mercato che chiede a Prato sempre maggiore qualità, senza filiera la musica si spengerebbe molto presto e il ballo durerebbe poco più di un attimo. Del resto i lanifici non hanno bisogno di guardare molto lontano per capire che investire sui macchinari, sulla filiera e sul prodotto dà benefici al distretto e alla propria azienda. Basta volgere lo sguardo vero i produttori di filati per capire quale sia la strada da percorrere.
Emerge, più o meno questo, con la quarta indagine di mappatura quella che - dopo aver preso in esame tessiture, filature, tintorie e rifinizioni - ha puntato la lente di ingrandimento su produttori di filati e lanifici. Il dato inaspettato dell’analisi delle risposte a un questionario di 40 domande consegnato agli imprenditori pratesi (almeno per i lanifici) è quello sulla redditività. La redditività è considerata buona o molto buona per il 46% delle aziende di tessuti più grandi e per il 59% delle imprese di filati. Inoltre la maggior parte degli imprenditori di queste fasi della filiera tessile ritengono che il distretto seppur ridimensionato può ancora avere un futuro. Lo ritiene il 67,2 per cento dei filatori e il 53,4% dei tessitori.
Le due tipologie di aziende vengono fuori in tutta la loro diversità nell’indagine e, al di là della storia diversa per i due comparti, la sensazione è che i produttori di filati meglio dei colleghi abbiano saputo prepararsi alla crisi che ha colpito il tessile.
Il fatturato. Per quanto riguarda i filati il fatturato complessivo è per il 33% suddisviso tra le 5 aziende più grandi mentre il 13 per cento delle aziende ha un fatturato inferiore a un milione di euro. Nel 2013 il fatturato era in media di 7,9 milioni di euro, 1,8 per le più piccole, 14 per le più grandi. Le aziende hanno in media 20 dipendenti e quasi il 70 per cento riguarda la produzione dell’autunno inverno. Per i tessuti invece le 5 aziende più grandi hanno il 21 Per cento del fatturato, il 14,3 per cento inferiore a un milione di uero e una media di 14,3 dipendenti. Anche in questo caso a fare la parte del leone, 70 per cento, è la produzione per la stagione autunno inverno.
Gli effetti della crisi. I lanifici sono stati più colpiti delle filature dalla crisi degli ultimi anni anche se tutti non negano che la situazione è stata pesante. Se le difficoltà sono state distribuite diverso invece è stato il modo con cui le aziende si sono riposizionate: per i lanifici c’è stata una corsa a cercare nuovi mercati e a ridurre i costi mentre per i produttori di filati c’è stata, insieme a un’ovvia riduzione dei costi, una strategia per ridefinire l’offerta dei prodotti. Questo ha fatto sì che siano cambiate le priorità della competitività aziendale: prodotti, servizio ma per i produttori di tessuti i anche prezzi.
Le caratteristiche delle aziende. Poche sorprese sotto questo aspetto. Dal questionario viene fuori che i ruoli dirigenziali sono ricoperti dai familiari degli imprenditori e mancano manager esterni così come l’età media è alta: meglio nelle aziende di filati dove invece c’è stato un ricambio generazionale.
La sintesi. E’ evidente che da questa mappatura dell’ultima fase della filiera (in realtà ne seguiranno altre) emerge che ci sono le possibilità per avviare una discussione seria con le aziende delle altre fasi della filiera tessile. Guai a parlare di tariffe, parola che sembra diventata tabù, meglio di fidelizzazione di rapporti e di riorganizzazione della collaborazione. Il fatto che i lanifici (il tema vale particolarmente per il comparto delle stoffe) abbiano recuperato la redditività rende possibile lavorare a un progetto per salvare i terzisti e non perdere capacità produttiva.
L’interpretazione dei numeri. «E’ evidente - è l’opinione del presidente dell’Unione industriale pratese Andrea Cavicchi - a un progetto sui rapporti interni alla filiera. Dobbiamo riuscire a stringere rapporti tra committenti e terzisti in modo da non perdere la flessibilità ma garantire l’integrità della filiera». Un progetto a 360 gradi ma che per Cavicchi non può limitarsi a parlare di tariffe. D’accordo Moreno Vignolini di Confartigianato e Francesco Viti di Cna. «Il distretto esiste ed è vivo è vegeto», è stato il loro commento. «Ora dobbiamo analizzare queli elementi e trasformarli in qualcosa di costruttivo prendendo spunti di riflessione per migliorare i rapporti tra le varie fasi. E’ evidente per esempio che i produttori di filati abbiano reagito meglio”. Il presidente della Camera di commercio Luca Giusti non ha dubbi sul percorso da avviare. “Dobbiamo lavorare su regole chiare e condivise - è stato il suo commento - in modo tale che i rapporti all’interno della filiera siano etici». «Questo studio (il quarto) - ha evidenziato Donato Belardi l’economista che si è occupato di tutto il progretto - non sarà però l’ultimo. L’obiettivo è quello di andare a mappare anche altre fasi della filiera per entrare più nel dettaglio nel settore”. Studi che potranno essere letti complessivamente se sommati, come ha ricordato il sociologo Andrea Valzania alla presentazione in rappresentanza della Regione, al prossimo studio dell’Irpet che sarà presentato prossimamente.
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