Il Tirreno

Prato

Una notte di terrore, poi il rischio amianto

di Francesca Vattiata
Una notte di terrore, poi il rischio amianto

Rogo del capannone di Oste, fuori casa per 10 giorni le famiglie evacuate I vigili del fuoco stanno cercando ancora l’origine delle fiamme

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MONTEMURLO. Notte di paura e sgomento per le quattro famiglie di via Ombrone, a Oste, residenti nella palazzina di due piani adiacente al capannone industriale devastato dal rogo della notte scorsa.

Al terrore per aver visto divampare sotto i loro occhi l'incendio che ha minacciato i loro appartamenti si aggiunge oggi l'incertezza per il futuro: non è dato infatti sapere quando sarà possibile far rientro in casa e quali sistemazioni provvisorie potranno eventualmente essere loro garantite. Sull'incertezza dei tempi grava, infatti, il parere dell'Asl che nei prossimi giorni dovrà valutare i rischi ambientali legati al crollo della copertura in amianto del capannone. Potrebbero essere necessari oltre dieci giorni prima che i tecnici sciolgano la riserva sull'abitabilità dei locali sfiorati dalle fiamme.

Intanto, i componenti della famiglie evacuate si sono arrangiati come potevano e hanno trascorso la notte in casa di parenti e amici, con sistemazioni improvvisate che sperano saranno soltanto a breve termine.

Una situazione critica soprattutto per uno dei nuclei familiari composto da cinque persone, tra cui una bambina di soli sei mesi, costretti a separarsi tra più parenti che hanno offerto loro ospitalità.

Tra i residenti un'anziana signora cardiopatica che era stata dimessa dall'ospedale soltanto pochi giorni fa e che ieri notte non era in casa perché ospite della figlia; un anziano residente in uno degli appartamenti al piano di sopra e vari gruppi di cinesi, probabilmente gli operai dell'azienda andata a fuoco, che occupavano uno degli appartamenti al piano terra.

Per tutta la giornata di ieri in via Ombrone si è susseguito un viavai carico di apprensione: scortati dai vigili del fuoco alcuni residenti hanno potuto rientrare in casa per ritirare i propri effetti personali e per valutare gli eventuali danni, causati dall'acqua con cui i vigili del fuoco hanno domato il rogo, impedendo che le fiamme avvolgessero l'edificio con gli appartamenti.

Adesso, l'ulteriore preoccupazione per la famiglia del piano terra è che l'acqua che ha invaso i locali possa adesso causare ben altri danni, soprattutto ai mobili.

Soltanto verso le 11 di domenica la figlia dell'anziano signore ha potuto rientrare in casa per recuperare il gatto domestico, che non era stato possibile mettere subito in salvo nei concitati momenti dell'evacuazione perché per lo spavento si era nascosto in una delle camere dell'abitazione.

I gruppi di cinesi, componenti di più nuclei familiari, hanno trascorso la giornata a radunare in fretta le loro cose, portando via quanto più potevano dall'appartamento del piano terra.

Le famiglie coinvolte chiedono adesso più di una rassicurazione: la più immediata quella di un servizio di vigilanza notturno che possa scongiurare il rischio di sciacallaggio sugli appartamenti rimasti aperti

«Spero che prima che faccia buio - spiega Adelaide Mazzuca - sia possibile far intervenire un vigilante per sorvegliare le nostre abitazioni, altrimenti io non mi muovo di qui».

Per le necessità abitative si sta muovendo l'amministrazione comunale per mettere a disposizione alloggi di supporto fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata.

Per tutta la giornata di domenica il sindaco Mauro Lorenzini e l'assessore alle politiche sociali e abitative Luciana Gori, accompagnati dal vicesindaco Calamai e dall'assessore Forastiero, hanno incontrato le famiglie per rassicurarle. Sul fronte degli accerti dei vigili del fuoco, resta ancora da capire da dove le fiamme siamo partire. Certamente dal primo piano del capannone all’interno del quale gli operai quando le fiamme sono divampate, stavano ancora lavorando.

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