Italia
Provincia, rischio default nel 2016
La scure dei tagli: il direttore generale Migani lancia l’allarme. I trasferimenti: 50 dipendenti in Regione, 4-5 al Comune
PRATO. Eliminando la Provincia, è possibile una "catena di comando" amministrativa che metta in collegamento diretto la Regione con - tanto per fare un esempio - il Comune di Cantagallo, il più piccolo della già minuscola provincia pratese? Risposta: no . Ecco perché - secondo la legge regionale approvata in consiglio da qualche giorno che dovrebbe fare di chiarezza sul riordino delle funzioni delle Province - proprio la Regione sbarcherà sui territori, Prato compreso, con un nuovo ufficio, per gestire quelle funzioni che prenderà dalla morente Province e con personale trasferito dall’ente: una sorta di matrioska amministrativa, par di capire, che invece di dimezzare uffici pubblici, li duplica.
A spiegare una delle riforme della pubblica amministrazione più complesse, pasticciate, a rischio flop delle storia italiana degli ultimi anni, è il segretario e direttore generale della Provincia Massimo Migani che ormai da anni segue passo passo la lenta e non indolore trasformazione dell'ente. Prima di tutto i numeri: i dipendenti della Provincia di Prato un po' perché ente da sempre virtuoso e anche grazie ad alcune recenti migrazioni - sono ridotti a 143 unità, con 3 dirigenti dei quali uno in vista della pensione, oltre al segretario-direttore generale. Punto.
Le funzioni. «Il trasferimento dei dipendenti segue - spiega il direttore generale - le funzioni che torneranno alle Regioni e quelle che, invece, resteranno in capo alla Provincia». Che sono tante e "pesanti": la scuola sia sul fronte dell'organizzazione sia su quello dell' edilizia (manutenzioni ordinarie straordinarie), tutto il comparto delle strade, la prevenzione idrogeologica, l’urbanistica, l'informatizzazione e - ma su questo ancora non c'è una decisione definitiva - il compito degli appalti: la Provincia potrebbe diventare la stazione appaltante unica d'area. Passeranno di mano, invece, l'agricoltura, l'ambiente, il comparto foreste, caccia e pesca, lavoro e formazione (capitolo delicato e ancora confuso), rifiuti e turismo. Alcune di queste funzioni verranno assorbite dai Comuni. «Poca cosa però - prosegue Migani - probabilmente una parte della cultura e il turismo». Dunque nella futura migrazione - se ne comincerà a parlare dopo le regionali, dunque, se si procederà velocemente tra giugno e settembre per andare a regime nel 2016 - la gran parte del personale della Provincia di Prato passerà in Regione e qualche unità in Comune.
I trasferimenti. Dai conti fatti una cinquantina di dipendenti della Provincia - tra le poche a non avere esuberi - passerà in Regione senza costi aggiunti (almeno in una prima fase anche se la media prevista dalla legge è di 40mila euro l'anno invece dei 35mila effettivi), altri cinquanta - unità più, unità meno - resteranno in Provincia. «Cerchiamo di garantire una tranquilla transizione a tutti - commenta Migani - anche se già sappiamo che per chi resta non sarà facile: rispetto alle funzioni cinquanta dipendenti sono pochi ed è uno degli elementi di preoccupazione». Quattro, forse cinque dipendenti provinciali attraverseranno la strada e passeranno in Comune, gli altri - al netto di alcuni nuovi pensionamenti e di altre mobilità - verranno impiegati in alcuni servizi associati (che riguardano più territori) e nelle funzioni trasversali (amministrativi con più funzioni) capitoli, però, ancora aperti.
Rischio default. Se su funzioni e personale il sudoku della Provincia, con tutti i problemi del caso, inizia a tornare, sul fronte economico c'è un'unica certezza: se le finanziaria non cambierà anche la provincia di Prato che i conti li ha in ordine e che anzi non riesce a spendere i soldi - diversi milioni - che ha per l'obbligo di rispettare il patto di stabilità, tra poco più di un anno potrebbe fare default. Impensabile anche riuscire a pagare i cinquanta dipendenti.E' sempre Migani a spiegare il perché: «La legge Del Rio (quella della riforma delle Provincia ndr) - attacca - aveva previsto una sostenibilità economica per la transizione della Provincia a ente di secondo grado, la legge di stabilità però ha ribaltato ogni certezza imponendo tagli devastati all’ente: siamo nell'ordine - prosegue - di un miliardo di euro spalmato su tutte le Province nel 2015 e di 5 miliardi l'anno prossimo». Declinate su Prato le due cifre significato: 1.800.000 euro quest'anno e 5. 700.000 l'anno prossimo di mancato ritorno sul territorio di tasse provinciali (perché di questo si tratta) che invece verranno incamerate dallo Stato. «Quest'anno - dice Migani - la Provincia di Prato se la caverà, al contrario di quel che accadrà in molte altre realtà anche toscane per le quali, anche solo il primo taglio, sarà fatale. L'anno prossimo invece sarà durissima, se non impossibile, anche con la riforma a regime». Se per parte corrente «qualcosa ci inventeremo», su quello degli investimenti «la situazione sarà tragica - afferma il direttore generale - non si capisce come si possa pensare che le Province riescano far fronte a funzioni tanto onerose senza i fondi necessari».
Patto di stabilità light. Da tenere presente inoltre che, in caso di enti in default, visto che quelli pubblici non possono fallire, dovrà essere lo Stato a intervenire anche economicamente . «Proprio per questo - prosegue il direttore generale - sarebbe bene pensarci prima, allentando le tagliole». Una strada che sembra essere stata imboccata il 26 febbraio scorso, nella Conferenza Stato, Regioni, enti locali nel cui accordo sembra delinearsi un allentamento del patto di stabilità. Vedremo
Fil, buio totale. Formazione è lavoro passeranno a Stato (così prevede il Jobs Act ma manca il decreto attuativo) o alle Regioni. Dunque la Fil (32 assunti a tempo indeterminato, altrettanti a incarico) partecipata della Provincia, uno dei punti di forza della formazione-lavoro di Prato dovrà passare di mano. Per forza. Se e a chi andrà, su questo c’è buio totale.
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