Sicurezza
Incendio a Oste, la fabbrica era stata sequestrata due volte
"Ero sul terrazzo ed ho visto una donna uscire dalla fabbrica urlando". Paura per il tetto di amianto crollato. Appello del sindaco: "Una parte dei controlli di Prato vanno spostati su Montemurlo"
MONTEMURLO. Non più tardi di sabato mattina un gruppo di lavoratori cinesi era a produrre divani e poltrone. Pistole, colle, pellami e stoffe. Tappezzieri a basso costo che ormai avevano scippato la leadership a Quarrata, regno per anni della produzione di mobili imbottiti. Un lavoro che non si fermava mai nella fabbrica di via Ombrone a Oste, andata in fiamme nella tarda serata di sabato 28 febbraio. “Talmente mai” che più volte i residenti della zona avevano chiesto al Comune di intervenire, di verificare che cosa accadesse in quella zona.
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Controlli che la polizia municipale aveva fatto due volte, a giugno e a ottobre del 2013. In un caso tutto l’immobile era stato sequestrato, in un altro solamente una parte. Un terzo controllo era già in programma. Lo dice il sindaco Mauro Lorenzini che spiega “come l’indirizzo di quell’azienda di divani fosse già in mano della squadra interforze”.
Adesso a pagare le conseguenze dell’incendio ci saranno proprio quei cittadini che tanto si sono lamentati della situazione. La notte sono stati evacuati dalle loro case, una palazzina con quattro appartamenti, e adesso non sanno quando potranno rientrare. Il tetto della fabbrica è in amianto ed è crollato e i tecnici dell’Arpat stanno effettuando i sopralluoghi per capire cosa sia successo e se ci sono problemi per la salute pubblica. I vigili del fuoco ininterrottamente sono al lavoro. Per tutta la notte per spengere l’incendio, nella giornata di domenica per bonificare la zona.
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In base a un primo esame del luogo sembrerebbe che l'incendio sia partito dal primo piano e non dal piano terra.
“ Ero affacciato sul terrazzo – racconta uno dei residenti, David Schiera - ed ho sentito urlare la vicina, la donna che abita al piano superiore. Nel frattempo un’ altra donna, la cinese del magazzino che stava bruciando è uscita urlando a noi di chiamare i vigili del fuoco. Si vedeva un piccolissimo principio di incendio. Poi un attimo e la situazione è diventata spaventosa. Una folata di vento e tutto è bruciato: è accaduto in un attimo”.
L'APPROFONDIMENTO: "I nostri divani li fanno i cinesi"
Non appena i vigili del fuoco sono arrivati sul posto hanno fatto uscire le famiglie che abitano nel condominio attiguo, dov’è l’appartamento di Fiera. “Abbiamo passato la notte tutti da alcuni parenti. I vigili del fuoco stamani m hanno fatto entrare in casa ma solo per prendere degli oggetti che mi servono per il il bambino, ho un figlio di 6 mesi. Per il momento nessuno ci ha dato previsione di quanto tempo ci vorrà per poter rientrare nelle case”.
C'è molta apprensione tra chi abita nel condominio attiguo. "La riserva non è stata sciolta su quando potremo rientrare - continuano gli altri residenti capeggiati da Adelaide Mazzuca - e qui la situazione sembra anche pericolosa. Abbiamo chiesto al sindaco Mauro Lorenzini se può darci degli alloggi di supporto ma lui ci ha risposto che non ce ne sono. Come possiamo fare?"
I residenti hanno chiaro in testa che in un episodio simile , l'incendio di un'azienda in via Taro, i residenti delle case adiacenti non poterono rientrare nei loro appartamenti per mesi. Un precedente che fa salire la tensione dal momento che per quella vicenda i residenti trovarono una sistemazione autonomamente.
E’ preoccupato anche il sindaco Lorenzini che ai residenti dice che “appena ci saranno informazioni più precise si vedrà cosa fare” ma che punta la sua attenzione su quello che sta accadendo sul suo territorio. Un aumento esponenziale di aperture di aziende cinesi. “La Camera di commercio – spiega – ci invia l’elenco delle aziende che si insediano nel nostro territorio e i nostri vigili fanno dei pre-controlli. Su 10 verifiche in 5 casi si trovano realtà molto diverse da quelle dichiarate. Noi però non possiamo fare di più e la situazione sta diventando insostenibile”.
Il sindaco chiederà alla prefettura e alla Regione che si spostino a Montemurlo un po’ di controlli di Prato. “L’attenzione è concentrata sul comune capoluogo – commenta – e noi abbiamo l’attenzione troppo bassa. Qui vengono fatti due controlli interforze al mese e sono oggettivamente troppo pochi. Non sono sufficienti a fermare questa sacca di illegalità che si sta insediando nella nostra zona”.
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