Il Tirreno

Prato

«Prato è la città del mio debutto»

di Azelio Biagioni
«Prato è la città del mio debutto»

Lo Cascio racconta i tre mesi vissuti in città. Fino a domenica sarà al Metastasio con l’Otello

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PRATO. E' un “Otello” rivisto e riscritto quello che va in scena al Metastasio fino a domenica primo marzo (spettacoli ore 21 feriali, 16 festivi). Luigi Lo Cascio ne ha curato l'adattamento e la regia oltre ad essere uno degli attori protagonisti. L'artista palermitano veste i panni di Iago. Lo Cascio incontra i cronisti poco dopo il suo arrivo in città. E racconta che per il suo “Otello”, liberamente tratto da William Shakespeare, ha scelto che i personaggi parlino in siciliano. «Non avrei saputo che italiano utilizzare – spiega l'attore e regista - così ho pensato al siciliano. Tra l'altro gli attori in scena con me, Vincenzo Pirrotta e Giovanni Calcagno, sono proprio siciliani, dunque abituati a masticare questa lingua».

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L'Otello di Luigi Lo Cascio assume connotati particolari non solo per la lingua scelta ma anche per il minor numero di personaggi: sul palco vedremo solo Otello (Pirrotta), Iago (Lo Cascio) e Desdemona (Valentina Cenni) oltre ad un soldato con il compito del narratore (Calcagno). «Quello che racconto – dice Lo Cascio – è una storia d'amore e il rapporto uomo-donna, di questo Otello che è bianco come la luna».

L'opera inizierà a tragedia già compiuta con Desdemona già sacrificata dalla gelosia di Otello. «La cosa su cui pongo l'accento – aggiunge Luigi Lo Cascio - è la donna. E' lei qui la straniera ed è l'unica in scena a parlare italiano ponendo così un certo muro, un fraintendimento, fra gli altri personaggi che recitano in siciliano. Nel mio riscrivere l'Otello ho voluto sottolineare l'atto di un uomo che uccide una donna». Lo Cascio non punta quindi, come in Shakespeare, sul colore della pelle del 'moro' che compie un delitto. E se nella tragedia shakesperiana Iago è coprotagonista, qui invece tutto ruota intorno ad Otello e l'alfiere è più defilato. «Per lui sul palco ci saranno due momenti particolari – prosegue l'attore e regista – uno quando Iago si avvia verso la sedia di tortura e parla del male, componente fondamentale dell'uomo. L'altro quando troveremo Iago più contemporaneo in camicia e cravatta, uno Iago che è più vicino a noi».

Le scene assumono un color grigio tendente al marrone: «Come fossimo in un piccolo accampamento», spiega Lo Cascio. Che rammenta, poi, il suo legame con Prato. «E' la città dove ho avuto il battesimo come autore – racconta – Nella stagione 2004/2005 ho portato in scena al Fabbrichino “Nella tana”. Tratto da Kafka ero autore e regista. A dire il vero nel 1995 avevo già scritto 'Verso Tebe' portato in scena ad Udine ma il pubblico mi ha conosciuto dopo, dato che in quegli anni non avevo ancora fatto cinema. Ecco perché definisco Prato la città del mio esordio come autore, dove mi sono posto davanti allo sguardo degli altri. Rimasi per un paio di mesi in città e ricordo l'intimità con la quale ho vissuto a Prato. Sono ritornato altre volte ma mai così a lungo. Prato - termina l'artista - è il primo luogo che mi ha dato fiducia. Ed un caro ricordo va a Luca Ronconi scomparso da pochi giorni. Fu lui nel 2007 a dirigermi al Met ne “'Il silenzio dei comunisti”.

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