Il Tirreno

Prato

Non studiano né lavorano, a Prato cinquemila "invisibili"

Barbara Burzi
Un giovane col pc portatile su una panchina (foto di archivio)
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Un giovane col pc portatile su una panchina (foto di archivio)

In termine tecnico si chiamano Neet i giovani totalmente disimpegnati: un progetto della Provincia con fondi europei sta cercando di stanarli e metterli al lavoro

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PRATO. Li chiamano Neet. Sono i giovani fino a 25 anni che non studiano né lavorano. Non sono impegnati in alcun percorso formativo e nemmeno stanno cercando qualche opportunità di lavoro. Una generazione di “invisibili” perché usciti dalla scuola e mai entrati a contatto con un’azienda e completamenti inattivi rispetto ai servizi territoriali. A Prato se ne contano quasi cinquemila (per l’esattezza 4.842), secondo l’ultima rilevazione realizzata dalla Provincia di Prato, attraverso l’incrocio della banca dati dell’osservatorio scolastico, le comunicazioni al Centro per l’Impiego, il data-base regionale sulla formazione professionale, gli iscritti all’Università di Firenze e quelli che hanno sostenuto un colloquio di orientamento.

Con un’azione mirata la Provincia è riuscita a stanarli. Il passo successivo è stato dare le gambe al Youth Guarantee scheme, un progetto finanziato dall’Unione europea e promosso dalla Regione Toscana, che a Prato ha coinvolto 40 partner per creare un modello di intervento, per il momento, su un campione di 60 giovani inattivi. Alcuni di questi, stanno concretizzando un percorso formativo, altri, dopo un colloquio orientativo, sono stati incanalati in altre direzioni.

Un laboratorio, prossimo alla conclusione, portato avanti dalla Fil insieme agli altri soggetti della rete, di cui fanno parte enti locali, associazione di categoria, culturali, educative e soggetti del terzo settore, che ha prodotto dei risultati: su 60 giovani coinvolti, solo in 9 hanno interrotto il programma personalizzato; 2 sono già a lavoro, 1 sta facendo un tirocinio e altri 12 lo cominceranno a breve, 13 sono in formazione, 3 sono impegnati nel servizio civile , 6 sono stati indirizzati verso altri servizi (tra cui Asl), 12 stanno completando l’accompagnamento. Gli esiti raggiunti hanno convinto i partner della necessità di andare avanti con il progetto (il finanziamento è stato di 205mila euro) che ha incassato la fiducia di tutti: stamani, a Palazzo Buonamici, si sono riuniti per firmare una dichiarazione di intenti, con cui si impegnano a seguire la concertazione sul piano di intervento per i neet e che li porterà a consolidare sia i modelli di studio , sia la rete.

All’incontro, coordinato dal direttore della Fil Michele Del Campo con Livia Marinetto della Regione Toscana, sono intervenuti, sul progetto, Monica Marinari (formatrice) e Paolo Sambo (ricercatore), oltre a Matteo Biffoni in veste di presidente della Provincia e Franca Ferrara, dirigente del settore Istruzione, Formazione e lavoro. Proprio dalla rete sono emersi spunti di intervento concreti: una formazione flessibile che tenga conto della soggettività, una scuola più sperimentale per chi conclude quella dell’obbligo con fatica, proposte alternative di inserimento scuola-lavoro, anche con percorsi brevi di riconoscimento delle competenze, corsi formativi annuali, sostegno allo studio con l’aiuto delle associazioni e del mondo del volontariato per far vivere il contesto scolastico in modo positivo e la proposta di istituire un albo di aziende disponibili all’attivazione di stage e tirocini.

Soddisfatto Biffoni: “E’ importante che questo progetto vada avanti poiché permette di riportare questi ragazzi all’interno di un percorso che dà loro prospettive e irrobustisce al contempo la nostra società recuperando forze preziose - commenta - Il compito delle istituzioni è di rimettere in moto un meccanismo nel quale, come dimostrano i risultati, i ragazzi, se stimolati, rispondono”. “ La prima difficoltà che ci siamo trovati davanti è stata quella di riuscire a rintracciare questi ragazzi che, di fatto, sono invisibili - conclude Ferrara - la Provincia di Prato è l’unica al momento ad essere riuscita ad intercettarli e far materializzare migliaia di giovani, che ora hanno un volto, incrociando le proprie banche dati. Di per sé questo è un grande risultato”.

I giovani disoccupati. Accanto all’esercito dei Neet, che non studiano e non lavorano, ci sono i giovani disoccupati (25-35 anni) alla ricerca di un’occupazione, desiderosi di mettere a frutto le proprie conoscenze: “Per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro le difficoltà, purtroppo, permangono - dichiara Michele del Campo, direttore della Fil – in questa fase di cambiamento del sistema produttivo (da una parte, la crisi dell’industria tessile e dall’altra, una nuova direzione non ben definita) c’è ancora un disallineamento tra competenze ed esigenze: la domanda delle aziende non è allineata con quella giovanile”.

Per il momento non si riesce a individuare un’inversione di tendenza però si registrano alcuni segnali positivi: “Trova lavoro più facilmente, anche a Prato, chi studia di più - fa notare Del Campo - viceversa, chi studia meno fa più fatica a trovare un impiego rischiando così di rimanere fuori dal sistema o di accontentarsi di qualche lavoretto che non lo soddisfa. Si continua ad assumere di più nei servizi, ma anche il tessile, negli ultimi tre mesi, ha dato un buon contributo”

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