Il Tirreno

Prato

teatro

"Il Met sarebbe diventato un ramo d'azienda della Pergola"

Cristina Orsini
L'assessore alla Cultura Simone Mangani (foto Batavia)
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L'assessore alla Cultura Simone Mangani (foto Batavia)

L'assesore alla Cultura del Comune di Prato Simone Mangani spiega, all'indomani dell'attribuzione a Pergola e Pontedera della qualifca di teatro nazionale, perché il Metastasio ha deciso di "ballare da solo" il valzer della riforma nazionale

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PRATO.  “Se aver perso un’occasione significa non essere diventati un ramo d’azienda del teatro La Pergola, come invece è accaduto al teatro di Pontedera, bè allora credo che per la Fondazione Metastasio e per la città di Prato sia stata una fortuna”. L’assessore alla Cultura Simone Mangani punta a fare un po’ di chiarezza il giorno successivo l’attribuzione, da parte del ministero, della qualifica di teatro nazionale a sei realtà italiane (esclusa Genova) tra le quali Pergola e teatro di Pontedera che dopo la fusione sono diventati il Teatro della Toscana.

“Visto che spesso leggo giudizi di rammarico – spiega l’assessore – sul fatto che il Metastasio abbia giocato questa partita da solo, allora è bene rispiegare che l’unica strada che Firenze ci ha lasciata aperta era quella della fusione del Metastasio nella Pergola. Ovvero il Metastasio sarebbe diventato un ramo d’azienda del teatro fiorentino come è successo alla Fondazione Teatro Pontedera che ha salvato il nome ma le cui attività ora sono a Firenze”.

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“Quando ci fu prospettata questa soluzione – ricorda Mangani – rilanciammo proponendo un consorzio di fondazioni teatrali alla pari. Il Comune di Firenze rispose che non era possibile. Fatto sul quale resto tutt’ora molto perplesso”. Perché il Met, dunque, decise di “ballare da solo” il giro di valzer della riforma dei teatri? Prima di tutto per mantenere una piena autonomia, come si è visto “e perché non avremmo potuto aspirare alla qualifica di teatro nazionale – prosegue Mangani – su almeno due criteri fondamentali: il numero di repliche che la legge impone, troppo alto per il bacino d’utenza del Metastasio e sul fronte delle giornate lavorative. Il Met avrebbe certamente potuto aspirare alla qualifica di teatro nazionale per la qualità delle produzioni”.

A breve il ministero deciderà le attribuzioni (già iniziate) ai teatri che hanno fatto richiesta di Tric (teatri di interesse culturale) “qualifica per la quale corre anche il Metastasio e che certamente otterrà”. Sarà in quella sede che il ministero deciderà anche l’ammontare del finanziamento. Il Metastasio non rischia di perdere finanziameti rispetto a quelli atttuali: “Semmai – prosegue Mangani – potrebbe arrivarci qualcosa di più. Di sicuro – conclude l’assessore – il teatro di Prato non corre alcun rischio di arretramento “.

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