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Dall’ex lanificio riparte il futuro del Macrolotto zero

Dall’ex lanificio riparte il futuro del Macrolotto zero

PRATO. Come recuperare il Macrolotto zero, ovvero la Chinatown pratese? Tanti incontri, discussioni, progetti, ma da giovedì sera, grazie a 5 giovani professionisti è arrivato il primo esempio di...

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PRATO. Come recuperare il Macrolotto zero, ovvero la Chinatown pratese? Tanti incontri, discussioni, progetti, ma da giovedì sera, grazie a 5 giovani professionisti è arrivato il primo esempio di una possibile soluzione per il riuso degli edifici non civili di via Pistoiese e dintorni. Gli architetti Cosimo Balestri ed Emanuele Barili, lo storico dell’arte Guido Gramigni, il fratello Alberto laureando in architettura, e il fotografo Luca Ficini hanno preso in affitto 300 mq di un vecchio capannone in via Pistoiese 138, come sede della loro associazione culturale (Chi-na).

Fino al dopoguerra - c’era il lanificio Italo Bini, poi alcune lavorazioni artigianali, ora siamo in piena ristrutturazione, ma fra un mese ospiterà eventi di antropologia, arte, architettura, urbanistica. Giovedì sera appunto il primo segnale, con la presentazione dei 50 progetti realizzati dagli studenti di architettura dell’università di Ferrara, proprio sui possibili nuovi scenari del Macrolotto zero, con tanti pratesi, giovani e non tornati a fermarsi in piena Chinatown, invece di tirare via veloci in auto, come per non voler ricordare di trovarsi ancora nella storica zona di “Casarsa”. Un primo successo per l’assessore all’urbanistica Valerio Barberis che aveva subito intuito le opportunità offerte dal progetto dei 5 giovani professionisti. «Un segnale forte, nuovo, in un disegno urbanistico più ampio e molto importante per il futuro della nostra città» spiega Barberis, che proporrà la mostra dei 50 progetti ferraresi in altre tappe sul riuso del Macrolotto zero.

Soddisfatto anche Cosimo Zecchi, la cui famiglia è proprietaria dei capannoni di via pistoiese (138, in tutto circa 1800 mq.) pronti a tornare sul mercato dopo tanti anni di chiusura, ma «non come sede di attività, magari come studi professionali, comunque siamo disposti ad ascoltare proposte». Che sia un nuovo inizio per Chinatown? Giovedì sera pochi cinesi alla mostra, ma alcuni fuori del capannone, incuriositi dell’insolito via vai di così tanti pratesi.

Riccardo Tempestini

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