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Registro delle unioni civili, un sofferto via libera a Prato

Registro delle unioni civili, un sofferto via libera a Prato

Approvati in un consiglio comunale semideserto due documenti. Silli: disposti a un accordo, ma al momento del voto nessuno vada in bagno

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PRATO. Una mozione e un ordine del giorno per dire faticosamente sì all’istituzione anche a Prato di un Registro delle unioni civili. È successo in consiglio comunale, con due documenti - uno dei Cinque stelle e uno del Pd - che sono stati approvati con una maggioranza non proprio bulgara (il primo con appena 3 voti favorevoli, 3 contrari e 13 astenuti e il secondo con 13 voti favorevoli, 1 contrario e 5 astenuti).

Complice forse l’ora tarda, il consiglio ha dato il via libera a ranghi ridotti alla proposta, un’approvazione che dovrà dimostrare quanto convinto sia l’appoggio dei partiti, dopo che il regolamento sulle unioni civili su cui si era lavorato per un’intera legislatura nel 2013 colò a picco dopo la scoperta che nel testo era prevista la registrazione anche per i casi di bigamia.

Prato è uno dei pochi capoluoghi toscani ancora privo di un Registro e la decisione del consiglio potrebbe rappresentare una svolta, ammesso che le forze politiche in consiglio trovino la forza di portare in fondo la decisione. Non ne è convinto fino in fondo Giorgio Silli, capogruppo di Forza Italia, che ha optato per l’astensione.

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«Non volevamo bocciare la proposta - spiega - ma il vero dato politico è la spaccatura nel Pd e le molte assenze che si sono improvvisamente registrate sui banchi dei democratici. Noi siamo disponibili a trovare un accordo su un testo condiviso, ma senza furbate. Quando si vota su temi eticamente sensibili nessuno può assentarsi con la scusa di andare in bagno». Il capogruppo democratico Lorenzo Rocchi getta acqua sul fuoco e preferisce sottolineare «l’apertura significativa da parte delle opposizioni che non ci aspettavamo» e minimizza sulle assenze: «Non escludo che ci sia stato qualche caso di coscienza, ma il gruppo, quando ne abbiamo discusso, è stato compatto».

Rocchi sottolinea l’importanza di un intervento legislativo sul tema da parte del governo («occorre istituire anche in Italia le civil partnership») e stralcia la questione delle trascrizioni: «Non credo che debbano trovare spazio nel Regolamento, dato che si tratta di una facoltà che spetta al sindaco e noi - conclude - appoggiamo la decisione di Matteo Biffoni che ha dichiarato che intende avvalersene». La mozione del capogruppo Cinque stelle Gabriele Capasso, invece, contiene esplicitamente l’impegno «a riconoscere e trascrivere nel registro dello Stato civile le Unioni civili conseguite all'estero». Ora, tutto tutto passa alla prima commissione e la presidente Rosanna Sciumbata sembra voler puntare tutto sulla condivisione di un testo con le opposizioni. Un cammino da compiere rapidamente, ma non troppo: «Entro aprile - garantisce - porteremo il tema in commissione».

Carlo Bartoli

Mozione

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