Finanza
Quest'anno arriveranno a Prato 110 profughi
I richiedenti asilo si aggiungeranno a quelli già presenti. I 50 migranti ospitati al Santa Caterina verranno impiegati in lavori di giardinaggio su base volontaria e senza percepire un euro. Il punto del vicesindaco Faggi
PRATO. Nel corso del 2015 i comuni della provincia di Prato ospiteranno fra i 110 e i 120 nuovi profughi, ovvero immigrati che chiedono asilo politico nel nostro Paese. Questo numero, calcolato dal vicesindaco e assessore al sociale Simone Faggi, viene fuori dalla differenza fra i 245 posti previsti nel bando della Prefettura, rivolto ad enti e associazioni che si occupano dell'accoglienza, e i profughi già accolti nel 2014. "E' una previsione fatta dal ministero sulla base dell'attuale situazione geo-politica, che potrebbe anche cambiare nel corso dell'anno - dice Faggi - La ripartizione delle quote di profughi viene fatta dall'Anci sulla base della popolazione e del numero di stranieri già presenti. Per cui, per esempio, a Firenze ne toccheranno 900. Le decisioni formali nella materia spettano alla Prefettura, non al Comune, che ha un rapporto diretto con le associazioni e gli enti a cui spetta il compito di gestire l'accoglienza. Tuttavia come Comune abbiamo il dovere di occuparcene, per le ricadute del fenomeno e per essere in gradi di spalmare questi arrivi sul territorio".
Profughi quanti sono. Attualmente la situazione vede in provincia la presenza di 134 profughi, così ripartiti: 50 sono ospisti all'istituto Santa Caterina di Prato, 14 a Vernio, 20 a Vaiano, 18 a Montemurlo, 20 a Poggio a Caiano e 12 a Carmignano. "La situazione non è statica - spiega Faggi - perché, per esempio, delle circa 400 persone transitate a Prato nel 2014 circa tre quarti sono andati via e ne sono rimasti 120". Da dove vengono: profughi di passaggio e disperati. "Si tratta di immigrati in Italia solo di passaggio, in prevalenza provenienti dalla Siria, Somalia ed Eritrea, che avevano già degli appoggi parentali o di comunità in altri Paesi. Il problema arriva da quelli che restano, veri disperati che non hanno appoggi altrove. Si tratta in larga maggioranza di africani sub-sahariani, come nigeriani, senegalesi, ghanesi, sudanesi: pochissime competenze lavorative specifiche, grandi problemi di lingua".
Per sei mesi non possono lavorare. Pochi conoscono questa regola, che nasce da una direttiva europea precisa: i profughi per sei mesi non possono lavorare nel Paese che li ospita. Questo paletto ha una logica, in quanto serve per aprire un'istruttoria caso per caso ed evitare richieste di asilo politico strumentali. Questo però è un problema che si somma al precedente: molti dei richiedenti asilo sono davvero allo sbando e non hanno competenze lavorative di alcun tipo.
50 profughi giardinieri volontari. Fatte le due necessarie premesse precedenti, il Comune di Prato ha, comunque, intenzione di mettere al lavoro i 50 profughi sul territorio, cioé ospitati al Santa Caterina ed è in corso una trattativa con Asm. "L'idea è quella di impiegarli in lavoretti di giardinaggio di basso profilo - fa sapere il vicesindaco tenere puliti i giardini e ciclabili. Non si tratta però di lavori socialmente utili, che presuppongono un rimborso, ma di lavori gratuiti su base volontaria. Un'operazione analoga è stata fatta a Poggio a Caiano, dove i profughi hanno imbiancato le scuole". Insomma, il Comune non spenderà un euro.
Nessun reato commesso dai profughi. Rispetto alle polemiche sulla collocazione dell'accoglienza, il Santa Caterina, in pieno centro, Faggi tiene a precisare che "sino ad oggi non risultano reati commessi da profughi. Nessun ospite del Santa Caterina è mai stato implicato in fatti di cronaca nera. Va dato merito ai volontari del Terzo settore, ma d'altro canto è anche vero che fenomeni come lo spaccio di droga o l'uso alcolico sono lontani anni luce dalle culture delle popolazioni che chiedono di venire da noi. Questo naturalmente non mette al riparo dai problemi dell'impatto sul territorio, che sono enormi, ma che vanno gestiti a livello europeo superando l'attuale ipocrisia dei Paesi del nord".
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