Il Tirreno

Prato

La Regione promette letti e infermieri in più

L’assessore Marroni ha assicurato che i 3 milioni destinati a Prato arriveranno «Saranno fuori bilancio e destinati al potenziamento delle cure intermedie»

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PRATO. La sanità pratese riceverà i 3 milioni in più accordati con il “Progetto Prato” fuori budget, ovvero al riparo dai tagli già previsti per i minori trasferimenti statali alle Regioni. Lo ha detto l'assessore toscano alla sanità Luigi Marroni durante il convegno che si è tenuto ieri in sala consiliare e organizzato dall'associazione Arsa che si occupa di anziani e residenze assistite. “I 3 milioni - ha detto Marroni - in parte già impegnati per il progetto della sicurezza sul lavoro nelle imprese cinesi, per il quale sono al lavoro decine di tecnici, hanno però come destinazione prevalente quella del potenziamento delle cure intermedie e dell’assistenza territoriale».

Il direttore generale dell'Asl 4 Edoardo Maino ha tradotto in posti-letto e infermieri in più questo potenziamento delle cure intermedie, ovvero dell’assistenza a pazienti cronici e non abbastanza gravi da essere assistiti nei reparti ospedalieri di urgenza, con un aggravio sull’ospedale. Maino ha provato a quantificare questa iniezione di nuovo personale: «I posti letto - ha detto - non si possono fare se non c'è personale a supportarli. Tre milioni sembrano pochi, ma sono abbastanza se si considera che un milione equivale all'assunzione di 25 infermieri».

Le carenze dell'ospedale Santo Stefano, pur in quadro generale di miglioramento rispetto al Misericordia e dolce, sono state al centro del dibattito, così come il sottodimensionamento di risorse assegnate, seppure in parte migliorate negli ultimi anni - ha tenuto a precisare Marroni - che ancora la sanità pratese è costretta a subire. Il presidente dell'associazione Arsa, Paolo Migliorini, ha parlato della situazione dei fondi destinati alle residenze per anziani e alla non-autosufficienza: 500 quote assegnate a Prato contro le 800 della media regionale. «Ci troviamo di fronte a una situazione di bisogni crescenti a causa dell’invecchiamento della popolazione, che a Prato è meno sensibile rispetto ad altre realtà ma presente e inevitabile. La nostra associazione raccoglie 150 posti-letto con un età media che si attesta sugli 85 anni . Siamo in presenza di anziani con multipatologie, alcuni ne sopportano tre fi estrema gravità. Questo quadro deve convivere con una contrazione delle risorse sia pubbliche che private, con rette che diventano poco remunerative per i gestori e insopportabili per i cittadini. Vanno trovate modalità innovative di assistenza o il problema nei prossimi anni diventerà esplosivo». Migliorini parla di grande disomogeneità fra realtà territoriali della Toscana: in alcuni casi il cittadino può scegliere la Rsa dove ricoverarsi, in altri no. Ci sono diversità nelle modalità di accesso al servizio fra province toscane. E poi una distribuzione delle risorse che penalizza, tradizionalmente Prato: «Il fatto che Prato abbia meno anziani non giustifica l’assegnazione di 500 quote contro le 800 della media toscana». Migliorini ha poi dato una tirata d’orecchie all’Asl, quando ha chiesto alla Regione solo 30 quote (cioè soldi) aggiuntive per la non-autosufficienza. L’assessore Marroni ha ricordato che il fondo sociale per le Rsa nel 2011 fu quasi azzerato con i vari tagli operati in successione dai governi: «Nonostante questo la Regione ha supplito a questa carenza cercando di recuperare il gap con il fondo per la non autosufficienza. Parte della manovre fatte negli ultimi anni sulla sanità sono dipese proprio dalla volontà di recuperare quel fondo».

Francesco Albonetti

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