La manifestazione
«Errori? Sì, avergli dato un incarico»
Il presidente dell’Unione industriale pratese Andrea Cavicchi replica all’esperto di media e comunicazione
PRATO. Gli industriali pratesi diventano il bersaglio delle parole, affilate come lame, che Klaus Davi, esperto di media e tecniche di comunicazione, ha pronunciato ieri ad Arezzo. Rivolgendosi agli imprenditori aretini il noto massmediologo ha detto che «Prato non è un esempio da seguire», in quanto, se Prato è in crisi, la colpa sarebbe da imputare agli imprenditori stessi. Dichiarazioni che hanno avuto l’effetto di una doccia fredda sugli industriali, dai quali è arrivata immediata la reazione. «Ritengo che Klaus Davi debba occuparsi di comunicazione e non d’industria: è un argomento troppo serio per essere affrontato solo con le logiche della comunicazione - commenta il presidente dell’Unione industriale pratese, Andrea Cavicchi – soprattutto quando si parla di migliaia di persone che lavorano a di un territorio che vendo in tutto il mondo. L’industria pratese è tuttora viva e attiva. Nella lunga storia di Prato, ancor oggi il distretto tessile più grande d’Europa, sono stati probabilmente commessi alcuni errori; fra questi sicuramente si può collocare l’affidamento dell’incarico, proprio a Klaus Davi, per la comunicazione del piviale del Papa». Riccardo Marini la butta in tagliente ironia: «Se dice queste cose è perché, evidentemente, ha avuto un calo di visibilità che vuol cercare di recuperare provando a vedere se così ci ricordiamo di lui». L’imprenditore era tra coloro che appoggiarono la strategia mediatica di Pratotrade, di affidare a Davi l’immagine della fiera Prato Expo, in un momento in cui si sentiva la necessità di risollevarne le sorti. L’attuale presidente del consorzio, Roberto Rosati, replica infuriato alle parole del noto esperto di comunicazione: «L’industria pratese che lui descrive come morta è tuttora il più grande distretto tessile europeo, e a dispetto di quanto lui pensa proviene da un 2013 e 2014 di risultati positivi, con un trend di crescita. Per finire, la Toscana è tutt’altro che “fuori dall’agenda politica nazionale”. E l’unico colpo che Comune, Regione e Confindustria dovrebbero battere è sulla testa di certi massmediologi da strapazzo, che invece di rendersi utili a diffondere un’immagine positiva di uno dei pochi settori attivi dell’economia, cercano di denigrarla». «Un po’ di soldi, ma non certo milioni, li abbiamo spesi nei convegni credendo che ascoltare il punto di vista di esperti di economa potesse essere utile al distretto – spiega Mario Maselli, titolare di Emmetex –ma questo soggetto, che ora si permette di fare certe dichiarazioni, è la dimostrazione chiara che abbiamo interpellato le persone sbagliate». L’imprenditore Riccardo Matteini, nella sua risposta, fa autocritica sostenendo, tuttavia, che “«avi non ha una conoscenza del distretto tale da poter permettersi di fare certe dichiarazioni». «Inoltre - aggiunge - non credo che il distretto sia morto, semmai si sta riposizionando. Colpa degli industriali? Una parte, è stata forse troppo miope per vedere i cambiamenti in corso e capire che un distretto monoculturale non sarebbe durato per sempre».
Barbara Burzi
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