Il Tirreno

Prato

Posti-letto e infermieri in più all'ospedale

Francesco Albonetti
Da sinistra Luigi Marroni, Luigi Biancalani e Paolo Migliorini
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Da sinistra Luigi Marroni, Luigi Biancalani e Paolo Migliorini

L'assessore regionale Marroni ha riconfermato il fondo di 3 milioni, che l'Asl destinerà in gran parte a rinforzare le cure intermedie al Santo Stefano. Confermato il sottodimensionamento delle risorse storicamente assegnate a Prato. Rivoluzione della sanità toscana: ecco cosa cambia

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PRATO. La sanità pratese riceverà i 3 milioni in più accordati con il “Progetto Prato” fuori budget, ovvero al riparo dai tagli già previsti per i minori trasferimenti statali alle Regioni. Lo ha detto l'assessore toscano alla sanità Luigi Marroni durante il convegno che si è tenuto ieri in sala consiliare e organizzato dall'associazione Arsa che si occupa di anziani e residenze assistite. “I 3 milioni - ha detto Marroni - in parte già impegnati per il progetto della sicurezza sul lavoro nelle imprese cinesi, per il quale sono al lavoro decine di tecnici, hanno però come destinazione prevalente quella del potenziamento delle cure intermedie e dell’assistenza territoriale".


Il direttore generale dell'Asl 4 Edoardo Maino ha tradotto in posti-letto e infermieri in più questo potenziamento delle cure intermedie, ovvero dell’assistenza a pazienti cronici e non abbastanza gravi da essere assistiti nei reparti ospedalieri di urgenza, con un aggravio sull’ospedale. Maino ha provato a quantificare questa iniezione di nuovo personale: "I posti letto - ha detto - non si possono fare se non c'è personale a supportarli. Tre milioni sembrano pochi, ma sono abbastanza se si considera che un milione equivale all'assunzione di 25 infermieri".

Anziani, meno soldi a Prato. Le carenze dell'ospedale Santo Stefano, pur in quadro generale di miglioramento rispetto al Misericordia e dolce, sono state al centro del dibattito, così come il sottodimensionamento di risorse assegnate, seppure in parte migliorate negli ultimi anni - ha tenuto a precisare Marroni - che ancora la sanità pratese è costretta a subire. Il presidente dell'associazione Arsa, Paolo Migliorini, ha parlato della situazione dei fondi destinati alle residenze per anziani e alla non-autosufficienza: 500 quote assegnate a Prato contro le 800 della media regionale. "Ci troviamo di fronte a una situazione di bisogni crescenti a causa dell’invecchiamento della popolazione, che a Prato è meno sensibile rispetto ad altre realtà ma presente e inevitabile. La nostra associazione raccoglie 150 posti-letto con un età media che si attesta sugli 85 anni . Siamo in presenza di anziani con multipatologie, alcuni ne sopportano tre fi estrema gravità. Questo quadro deve convivere con una contrazione delle risorse sia pubbliche che private, con rette che diventano poco remunerative per i gestori e insopportabili per i cittadini. Vanno trovate modalità innovative di assistenza o il problema nei prossimi anni diventerà esplosivo".

Migliorini parla di grande disomogeneità fra realtà territoriali della Toscana: in alcuni casi il cittadino può scegliere la Rsa dove ricoverarsi, in altri no. Ci sono diversità nelle modalità di accesso al servizio fra province toscane. E poi una distribuzione delle risorse che penalizza, tradizionalmente Prato: "Il fatto che Prato abbia meno anziani non giustifica l’assegnazione di 500 quote contro le 800 della media toscana". Migliorini ha poi dato una tirata d’orecchie all’Asl, quando ha chiesto alla Regione solo 30 quote (cioè soldi) aggiuntive per la non-autosufficienza. L’assessore Marroni ha ricordato che il fondo sociale per le Rsa nel 2011 fu quasi azzerato con i vari tagli operati in successione dai governi: "Nonostante questo la Regione ha supplito a questa carenza cercando di recuperare il gap con il fondo per la non autosufficienza. Parte della manovre fatte negli ultimi anni sulla sanità sono dipese proprio dalla volontà di recuperare quel fondo".

Biancalani: ospedale carente perché è carente l'assistenza sul territorio. Una sanità sottodimensionata quella pratese, già a partite dalle risorse assegnate: ogni pratese riceve ogni anno 1.403 euro, contro i 1.477 dei pistoiesi, 1.523 dei lucchesi e 1.564 dei fiorentini. Si potrebbe continuare ma basta aggiungere che Prato è fanalino di coda in Toscana e che la media nazionale è fra i 1600e i 1700 euro. I dati sono stati riportati durante il convegno di ieri dall’assessore comunale alla salute Luigi Biancalani che non ha mancato di presentare a Maroni la lista delle richieste e delle cose che non vanno. A partire dal nuovo ospedale.

"Sia i cittadini che gli operatori hanno sempre la sensazione che sia insufficiente ai bisogni della popolazione - ha detto Biancalani - Ci rendiamo conto che il problema principale nasce dall’assistenziale territoriale carente , in particolare la carenza di strutture importante per le cure intermedie. I 12 posti-letto trovati all’ospedale non bastano: i locali ad ospitarne di più ci sarebbero, manca il personale".

Il pronto soccorso scoppia. Altro punto dolente, il pronto soccorso: "Si va avanti con la buona volontà degli operatori, ma oltre 300 persone al giorno è un accesso davvero difficile da poter gestire. La risposta è ottima sui casi acuti, meno sui codici inferiori, per i quali si ha la sensazione che il ponto soccorso sia una sorta di poliambulatorio ove tutti possono andare. Questo perché la sanità territoriale non è in grado di intercettare questa ampia fascia di persone". Sorprendendo la platea, Maroni ha detto che "il fatto che gli accessi al pronto soccorso sono aumentati del 20-25% è un segnale positivo, perché significa che il nuovo ospedale attira più di prima e ci sono meno fughe di pazienti verso altre strutture".

Rivoluzione delle maxi-Asl. L'altro grande tema è stato quello dell'imminente riorganizzazione della sanità toscana. Una vera rivoluzione, come l'ha definita l'assessore regionale, dopo l'ultima che portò all'attuale ripartizione delle Usl che risale esattamente a 20 anni fa, il 1995. Entro la fine dell'anno, con due step successivi di approvazione di legge in sede regionale (una prima bozza a metà marzo, una legge di dettaglio in autunno), verranno create delle macro-Asl, fra cui quella della Toscana centrale che comprende le attuali aziende sanitarie di Firenze (esclusa Careggi che farà parte dell'azienda universitaria), Prato, Pistoia e Empoli. Prato avrà una sua divisione, autonoma dal punto di vista operativo, che avrà a capo un vice-commissario nella fase transitoria e successivamente un direttore.

Alcune funzioni (come i laboratori e la prevenzione, oltre a tutto ciò che riguarda l'amministrazione) verranno riviste e accentrate, quelle più importanti rimarranno appanaggio del territorio. "Il nostro obiettivo è di rendere questa operazione il più indolore possibile per i cittadini - ha detto Marroni - anzi, non se ne accorgeranno neppure. Quando abbiamo saputo che sarebbero arrivati ulteriori tagli alla sanità da Roma, potevamo scegliere due strade: lesinare le risorse e quindi ridurre i servizi tagliando in qua e là tutti i settori oppure fare una riforma che riorganizza tutta la sanità toscana, in modo che la necessità di ridurre i costi coincidesse con un miglioramento e una razionalizzazione dei servizi. Abbiamo preferito questa seconda strada".

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