Il Tirreno

Prato

lavoro

"I mobili? Ora li fanno i cinesi nei capannoni di Montemurlo"

Beatrice Faragli
Il lavoro in uno dei mobilifici dell'area quarratina (Foto Lorenzo Gori)
◗
Il lavoro in uno dei mobilifici dell'area quarratina (Foto Lorenzo Gori)

Lo sfogo amaro di Paolo Borchi, operaio di 57 anni, che da quando ne aveva 14 lavora nei mobilifici di Quarrata ma oggi è in mobilità: "Le aziende pensano solo a risparmiare sulla mano d'opera e sulla qualità. Ormai si è perso tutto"

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. E’ il segreto di Pulcinella. «I nostri mobili? Li fanno i cinesi, nei capannoni di Montemurlo». Per alcune aziende del mobile, il prodotto non torna nemmeno a Quarrata. Parte direttamente da Prato. «Qualche terzista ancora resiste ma, ormai, una gran fetta della produzione medio bassa è nelle mani dei cinesi. Gli operai, uno dopo l’altro, vengono mandati a casa. E’ scoppiata questa mania dell’operaio che costa troppo. Ma prima non costavamo?»

Paolo Borchi aveva 14 anni quando ha iniziato a lavorare nel settore del legno a Quarrata, la storica capitale del mobile. Da artigiano qual era, nel ’98 è diventato dipendente Nieri, all’epoca una delle più grandi aziende di Quarrata. Oggi ha 57 anni ed è in mobilità. Il tfr che gli spetta di diritto, lo incassa a singhiozzi. Da marzo, finalmente, andrà in pensione.

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.10902724:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10902724:1652111223/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Potrei essere contento, e invece – dice – sono arrabbiato. La mia rabbia è per i tanti colleghi di quarant’anni che sono a casa disperati, e non sanno cosa fare. Gente in gamba, con un mestiere in mano». «Gli imprenditori hanno voluto fare la corsa al basso costo, e questo è il risultato. Sono voluti passare dai mobili di faggio “evaporato” ai salottucci dei cinesi e alle poltrone di faesite. Hanno voluto far concorrenza ad Aiazzone. Ecco com’è finito tutto. Ancora adesso mi prende il mal di fegato a pensarci. Quando avrò cinquant’anni – mi dicevo - insegnerò il mestiere ai ragazzi. Tutto questo non è successo. E fa male al cuore. Me lo spezza. Abbiamo perso un patrimonio inestimabile. Così è anche nel ricamo, nella biancheria. Per cosa? Per far fare i salotti ai cinesi a costi bassissimi?»

[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.10898269:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2015/02/20/news/mobilifici-dimezzati-in-cinque-anni-1.10898269]]

«In questo modo - continua - non c’è futuro per il mobile. Fra dieci anni avremo perso tutto. Per andare avanti, bisogna tornare indietro. Fino ai primi anni Duemila, avevamo ancora l’attestato di qualità. I parametri nella produzione erano rispettati. Usavamo il faggio evaporato per evitare che il legno si spaccasse. Era eterno un salotto fatto così. Una volta, quando si faceva un divano, doveva reggere. Adesso ci dicono che gli operai costano troppo. E allora danno tutto ai cinesi abbassando la qualità. La nostra manualità, il nostro mestiere però, non ce l’ avranno mai. E poi i materiali sono scadenti, roba per prodotti da stock. In questo esiste soltanto la commercializzazione. Gli operai sono i primi a passare le trafile varie dei contratti di solidarietà, cassa integrazione, per finire poi licenziati. Nelle aziende, restano gli impiegati e le segretarie. E da Quarrata non parte più nemmeno un camion. I bilici partono direttamente da Montemurlo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web