Il Tirreno

Prato

Trafficante di droga condannato a sette anni

Paolo Nencioni
Un sequestro di eroina fatto dalla polizia (archivio)
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Un sequestro di eroina fatto dalla polizia (archivio)

Trentenne pachistano residente a Montemurlo, promotore di un vasto traffico di eroina, rischiava una pena molto più alta ma ha collaborato alle indagini

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PRATO. La droga è certa, il terrorismo solo un sospetto basato sulle soffiate dei servizi segreti, e dunque ancora tutto da dimostrare. Per questo il giudice dell'udienza preliminare di Roma Di Lauro ha condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione il pachistano Waseem Abbas Syed, trent'anni, accusato di essere il promotore di un vasto traffico di eroina proveniente dal Pakistan e destinata all'Italia ma anche a Spagna, Austria e Olanda. Syed, residente a Montemurlo e difeso da Federico Febbo e Costanza Malerba, rischiava una condanna a 20 anni di carcere, ma ha ottenuto un sostanzioso sconto di pena grazie alla sua collaborazione. Il giovane pachistano è stato coinvolto in un'inchiesta del sostituto procuratore Barbara Zuin della Direzione distrettuale antimafia di Roma, inchiesta che, sulla base di informazioni raccolte dai nostri servizi segreti e dai colleghi francesi e inglesi in Pakistan, ipotizzava che i proventi del traffico di droga servissero a finanziare cellule di Al Qaeda.

L'8 gennaio 2012 Antonio Esposito, suocero di Waseem, fu arrestato dalla polizia all'aeroporto di Peretola con dieci chili di eroina ed è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione. Era stato incaricato di portare la droga dal Pakistan dal fratello di Waseem, Imran. Waseem Abbas Syed è rimasto al sicuro in Pakistan fino al febbraio 2014, quando è stato convinto a far ritorno in Italia. Ha poi fornito ampia collaborazione raccontando che i proventi del traffico sono stati investiti nell'acquisto di locali nel nord Italia, ma l'ipotesi del terrorismo è rimasta tale. Il pubblico ministero Zuin ne ha parlato durante l'udienza davanti al giudice, giovedì 20, riservandosi di contestare l'accusa di terrorismo ad altri indagati nell'inchiesta.

Dalla collaborazione di Syed sono infatti scaturiti numerosi altri fascicoli d'indagine, che verranno sviluppati in seguito, in collaborazione con i magistrati di numerosi altri paesi europei. Ora Waseem Abbas Syed è agli arresti domiciliari in un'abitazione di Montale.

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