Alberghi, arte e mercati: gli studenti trasformano la Chinatown
Un viaggio nel Macrolotto Zero attraverso sette tesi di laurea di cinque giovani neo architetti di Firenze per capire come potrebbe diventare. L'assessore Valerio Barberis: "Il Comune ha intenzione di avviare la pianificazione ma con pragmatismo: solo trasformazioni possibili riutilizzando ciò che già esiste"
PRATO. Non sarà un quartiere per vecchi. Almeno secondo la visione degli studenti della Facoltà di architettura di Firenze che per fare la tesi hanno scelto il Macrolotto Zero. Si, proprio la Chinatown così tanto vituperata dai pratesi doc, che piace, incuriosisce e comunque interessa, chi di aree da recuperare ne capisce.
“Le tesi sono state affidate ai ragazzi dopo che hanno fatto un sopralluogo al macrolotto Zero e si sono anche molto divertiti - spiega l’assessore all'Urbanistica Valerio Barberis docente di progettazione a Firenze – con l’obiettivo di individuare trasformazioni possibili”. Dunque nulla di eccessivamente eccentrico, nulla di avveniristico o super costoso, tutto all’insegna del recupero possibile.
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“Infatti – prosegue Barberis – alcuni dei progetti dei ragazzi potrebbero anche essere realizzati”. Secondo le linee di pianificazione che l’urbanistica, per il macrolotto Zero, ha intenzione di seguire: piccoli interventi di recupero, utilizzando e trasformando ciò che già c’è, capannoni ex industriali in prevalenza, alcuni dei quali ormai abbandonati, prediligendo quei pezzi di territorio con un numero di proprietari non eccessivo (uno dei problemi del Macrolotto Zero è proprio il grande frazionamento di proprietà) e ricollegano la Chinatown con spazi pubblici, comuni. Niente ruspe a Chinatown.
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"Con poche lire e ancora meno tempo - prosegue Barberis - si possono iniziare a eliminare quelle barriere nate negli anni che rendono il Macrolotto zero poco permeabile". Un esempio: nell’area di via Bonicoli dove lavorava l’ex fabbrica Forti (negli anni setta una delle più grandi industrie del distretto tessile) c’è un muro, speso una ventina di centimetri alto un paio dio metri, che separa la strada con via Giovanni da Verrazzano.
“Ecco – dice l’assessore - buttando giù questo sbarramento che non serve proprio a nulla si crea immediatamente un collegamento tra due strade. Di questi piccoli interventi che possono risultare utilissimi alla fruizione del Macrolotto zero – aggiunge – ce ne sono un infinità”. E così in via Mameli (di fronte a via Filzi all’altezza della galleria dei tazebao) chiusa da un muro oltre il quale c’è la ferrovia. «Eliminandolo - afferma l'assessore - si potrebbe realizzare una stazione ferroviaria nuova, per altro già prevista nel Piano Strutturale».
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E allora andiamo a scoprire, in questo viaggio lungo le strade caotiche della Chinatown , fatto per immagine e con alcuni suggestioni, come potrebbe diventare una zona che si è sviluppata spontaneamente, oggi molto controversa, per fare sì che anche ai pratesi torni nel cuore.
Non è un quartiere per vecchi, si diceva all’inizio, ma forse non è vero. Perché i neolaureati architetti (a Prato ne sono venuti molti, ma ci si occuperà di sette progetti firmati da cinque studenti) con fantasia e qualche spunto, hanno creato servizi per tutte le età.
Ecco i progetti degli studenti
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Si inizia dal “cuore della Chinatown, l’area di via Bonicoli, un dedalo di stradine simili a un suk arabo, dove lavorava l’ex fabbrica Forti e dove tutt’ora producono fabbriche italiane e cinesi. Strutture magnifiche: capannoncini tutti uguali, spesso con copertura a botte, alcuni dei quali chiusi. Qui la studentessa Sara Stringari ha progettato un albergo diffuso lasciando intatte le strutture di archeologia industriale e creando sulle coperture un albergo con camere che riprendono il motivo a botte.
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In altri capannoncini , più vecchi e meno pregiati la studentessa ha creato un mercato coperto, ovviamente abbattendone alcuni.
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Non basta ancora, nell’ex edificio Lidl tra via Bonicoli e via Borgioli ecco che il brutto ex discount diventa uno spazio per giochi e sport anche sul tetto.
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Si passa in via Castagnoli proprio dietro quei palazzoni chiari e scrostati pieni di paraboliche alle finestre che nascondono stanzoni e stanzoni senza soluzione di continuità. Qui Martina Sanitate, ha giocato sui volumi e con alcuni abbattimanenti ha creato nuove strade, edifici-albergo, giardinetti, spazi per il teatro.
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Andiamo di là da via Pistoiese e di via Filiza. In via Mameli ecco la biblioteca sopraelevata per bambini realizzata sui tetti a botte dei capannoni, firmata da Adele Meucci . La studetessa proprio per creare interesse nei più piccoli ha creato strutture di legno con ambienti tutti da scoprire.
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Poco più in là in via Becagli al posto dell'edifio a parallelepipedo una volta usato da un discount ecco la scuola di modellismo realizzata da Camilla Meciani: l'ex supermercato è sparito e al suo posto edifici bassi, immersi nel verde e una nuova piazza.
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E per finire in quella porzione di piazza dell’Immaginario che affaccia su via Filzi, ecco uno spazio per l’arte che nasce in un capannone dismesso grazie al progetto di Ornel Menaj.
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