Il dolore
Cinque ergastoli per l'omicidio Cozzolino
Fu giustiziato dalla camorra a Montemurlo nel 1999. Regge in appello l'impianto accusatorio della Procura: l'unica assoluzione è per il fratello del primo sospettato
PRATO. Cinque ergastoli confermati, uno trasformato in 21 anni, un'assoluzione confermata e una trasformata in 24 anni. Questo l'esito del processo d'appello agli otto imputati per la morte di Ciro Cozzolino, l'unico omicidio di camorra che si ricordi in tempi recenti in Toscana. Era il 4 maggio del 1999, c'era ancora la lira, e in una calda sera di primavera Montemurlo scoprì di essere infiltrata dalla camorra degli stracci. Perché il movente di quei colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata da una Makarov poi gettata nell'auto del morto fu uno sgarro nella commercializzazione dei "cenci", appaltata a Cozzolino dal clan Birra di Ercolano. Appaltata a condizioni che, secondo gli inquirenti, "Ciro o' pazzo" aveva smesso di rispettare.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.7814047:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2013/09/26/news/sei-ergastoli-e-due-assoluzioni-per-l-esecuzione-di-ciro-cozzolino-1.7814047]]
L'avvocato Antonino Denaro, difensore di Gerardo Ascione, porta a casa l'unico risultato pieno, l'assoluzione di primo grado confermata in appello. Per gli altri sono dolori: ergastolo ai due presunti mandanti dell'omicidio, Stefano Zeno e Giovanni Birra (erano in carcere quando Cozzolino fu ucciso, ma i pentiti dicono che senza il loro assenso non si muoveva foglia); ergastolo per Giacomo Zeno e Antonio Birra; ergastolo per Palmerino Gargiulo, l'autista del killer. In realtà era lui che doveva sparare, ma all'ultimo momento si tirò indietro e ci pensò il giovane Gerardo Sannino, che poi è diventato l'accusatore di tutti gli altri. In cambio ha ottenuto un trattamento di favore dalla giustizia: la miseria di 8 anni col rito abbreviato (ma ha un ergastolo per altri fatti di sangue).
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.2331799:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2011/02/18/news/ma-la-camorra-non-c-entra-con-gli-stracci-1.2331799]]
Salvatore Di Dato, difeso da Costanza Malerba e Federico Febbo, era stato assolto in primo grado ed è stato invece condannato a 24 anni, come chiedeva il procuratore generale Tommaso Coletta. Infine Giuseppe Chierchia, difeso da Manuele Ciappi, si è visto ridurre la pena dall'ergastolo a 21 anni. Molto particolare la storia di Salvatore Di Dato. Dalle carte del processo emerge che in effetti faceva parte del gruppo di fuoco del clan Birra (per questo sta scontando un ergastolo) e nel 1999 fu mandato a Prato per uccidere Cozzolino, ma andò ad aspettarlo fuori dal carcere sbagliato. Cozzolino era semilibero e si "appoggiava" al carcere di Firenze, mentre Di Dato lo aspettò per un paio di giorni davanti a quello di Prato. Al clan lo sbaglio non piacque per niente e Di Dato fu sostituito. Di fatto è stato condannato per averci provato, anche se i suoi difensori sostengono che questo non può essere considerato un tentato omicidio o un concorso in omicidio.
Gerardo Ascione è il fratello di quel Vincenzo Ascione che in primo grado fu condannato all'ergastolo e in appello assolto per lo stesso omicidio. Sentenza poi confermata in Cassazione. Quando Gerardo Sannino ha cominciato a cantare, l'indagine si è concentrata sugli stessi soggetti già finiti sotto i riflettori molti anni fa, ma c'è un principio insuperabile, quello del ne bis in idem, e cioè che nessuno può essere processato due volte per lo stesso reato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
