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Varvarito, ecco le aree sulle quali potrebbe traslocare

Cristina Orsini
Pale in azione alla Varvarito in via del Ferro a San Giorgio a Colonica
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Pale in azione alla Varvarito in via del Ferro a San Giorgio a Colonica

Un campo incolto al Macrolotto di Iolo e un appezzamento di terreno coltivato quasi alle porte di Agliana. Il responsabile della Varvarito Vincenzo Mito : "Siamo disponibili ad andare via, ci basta solo che il lavoro sia garantito". L'assessore Valerio Barberis: "I cittadini hanno il diritto di associarsi ma questa è una fase di sola pianificazione"

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PRATO. Sarà per il vento teso, sarà per l’aria carica di pioggia, ma in via del Ferro, a San Giorgio a Colonica dove continua, nonostante tutto, a lavorare la ditta di frantumazione di inerti Varvarito (120 dipendenti, una buona fetta di Prato), non si alza un grammo di polvere - il vento è teso - e il rumore è quello delle pale meccaniche che accumulano materiale sulla collinetta dei detriti. Più o meno quello di un qualsiasi cantiere.

Ma ormai sia sa, quando viene individuata una localizzazione per la ditta - una storia infinita - che così tante polemiche ha scatenato, contestualmente partono le proteste. Dopo sei mesi di lavoro e cinque riunioni della conferenza di servizi (Comune, Provincia, autorità di bacino, Soprintendenza, Regione), di siti ne sono stati individuati due, il primo dei quali al Macrolotto di Iolo (tra via Paronese e l’autostrada, un campo incolto di qualche ettaro) ad almeno 5-600 metri dalle prime case di Tobbiana.

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Mentre il secondo si trova praticamente alle porte di Agliana, tra l’ A11 e la Declassata: 13 ettari di campi coltivati (oltre a un vivaio), le prime case di Casale (di là dall’autostrada) e di Sant’Ippolito (di là dalla Declassata) ad almeno un chilometro di distanza.Non importa dove i siti si trovino, ecco arrivare puntuale la minaccia della costituzione di comitati di cittadini agguerriti e questa volta anche le polemiche politiche.

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La consigliera comunale Marilena Garnier (ex lista Biffoni ora entrata nel gruppo misto) si chiede come potrà mai venir rispettato il vincolo autostradale che necessità di un’ottima visuale circostante mentre spesso i cumuli di inerti - spiega la consigliere - superano i 15 metri. Ma si chiede anche se la giunta Biffoni «abbia voglia forse di trasformare le frazioni di Iolo, Tobbiana, Vergaio e San Giusto nel deposito di tutti gli inerti delle province di Prato, Firenze, Pistoia».

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Idem per Sandro Ciardi (lista Cenni, associazione Giovani e Famiglia) secondo il quale «è chiaro quanto poco a cuore Biffoni abbia le sue care frazioni e la periferia in genere. Fa sorridere - afferma - l’iniziativa organizzata dal Pd sull'urbanistica che si chiamerà:"Prato e il rammendo delle periferie"».

«Il fatto è - spiega l’assessore all’ Urbanistica Valerio Barberis - che prima che la Varvarito possa trovare una nuova sistemazione passerà molto tempo e non è detto che la ditta o le altre che fanno lo stesso tipo di trattamento, vadano a Iolo piuttosto che a Prato Ovest. Siamo in una fase assolutamente preliminare di pianificazione urbanistica che significa che sui terreni individuati cambierà la destinazione d’uso. La nuova destinazione verrà inserita nel Piano Strutturale e ci sarà tempo, per i cittadini, di fare tutte le osservazioni che vorranno, fermo restando che hanno tutto il diritto di associarsi e protestare».

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Per Barberis, ormai è noto, le ditte di frantumazioni di inerti di inquinamento dell’aria e da rumore ne provocano decisamente poco. Ma come si è arrivati a individuare i due nuovi siti? La documentazione che ancora non è pubblica - ma lo sarà presto - sta tutta in un fascicolo di almeno un centinaio di pagine. Dieci i criteri che le aree dovevano rispettare, tra questi la distanza dalle case, la vicinanza ad arteria di grande scorrimento, la distanza da pozzi e la verifica dei vincoli idrogeologici. Il motivo per cui le aree del Calice e a Viaccia sono state archiviate.

Come si è detto, il lavoro della Varvarito prosegue nella sede di San Giorgio - che per forza di cose la ditta dovrà lasciare perché l'area è agricola e la destinazione d'uso non si può cambiere -  con tante incertezze per i dipendenti. Il responsabile del sito, Vincenzo Mito, dipendente della ditta dal 1980 chiede solo una cosa: "Che per i lavoratori ci sia la certezza del lavoro. Siamo disponibili a tutto anche a traslocare in un altro terreno basta che questo stillicidio finisca".

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