Sicurezza
Farid: «L’ho fatto per i miei figli»
Il “re del kebab” di Prato ha dovuto attendere quattro anni
PRATO. Se non l’avesse fatto lui, avrebbero dovuto chiedere la cittadinanza italiana i suoi figli piccoli, nati a Prato, una volta raggiunta la maggiore età. Avrebbero fatto la vita di uno "straniero" a tutti gli effetti, con la ben nota trafila in Questura fatta di burocrazia e lunghe attese per la carta di soggiorno. Cognome pakistano, passaporto italiano. Da qualche mese Farid Ghulam, il re del kebab a Prato, è diventato italiano dopo aver giurato sulla Costituzione repubblicana. Se gli chiedi chi gliel’ha fatto fare, la risposta pronta è: «Per i miei figli e perché amo Prato e l’Italia». Se la sua vita da quando è diventato cittadino italiano non è sostanzialmente cambiata, vivendo a Prato da oltre vent’anni, quella dei suoi figli invece cambierà in meglio e, dal punto di vista burocratico, sarà più facile perché, a loro volta, questi potranno prendere la cittadinanza in seguito a quella acquisita del padre. «Ho impiegato quattro anni per avere il via libera del ministero dell’Interno: in Italia - lamenta Farid - non si scherza con la burocrazia». Mano al portafoglio, la cittadinanza italiana gli è costata 150 euro, previo un colloquio in italiano in Questura per accertare la sua conoscenza della lingua italiana. «Giusto in tempo. Mi dicono che oggi ne servano 500». Farid dunque è fra quei 145 italiani di origine pakistana che risultano in più all’anagrafe pratese nel 2014. Ma l’America per qualcuno di loro non è più l’Italia. (m.l.)
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