Sicurezza
Il re del kebab ora è italiano a tutti gli effetti
Pakistano a Prato ormai da 20 anni, Farid Ghulam ha giurato sulla Costituzione: "Amo l'Italia e questa città, l'ho fatto per i miei figli che adesso avranno la vita più facile"
PRATO. Se non l’avesse fatto lui, avrebbero dovuto chiedere la cittadinanza italiana i suoi figli piccoli, nati a Prato, una volta raggiunta la maggiore età. Avrebbero fatto la vita di uno "straniero" a tutti gli effetti, con la ben nota trafila in Questura fatta di burocrazia e lunghe attese per la carta di soggiorno. Cognome pakistano, passaporto italiano. Da qualche mese Farid Ghulam, il re del kebab a Prato, è diventato italiano dopo aver giurato sulla Costituzione repubblicana. Se gli chiedi chi gliel’ha fatto fare, la risposta pronta è: "Per i miei figli e perché amo Prato e l’Italia". Se la sua vita da quando è diventato cittadino italiano non è sostanzialmente cambiata, vivendo a Prato da oltre vent’anni, quella dei suoi figli invece cambierà in meglio e, dal punto di vista burocratico, sarà più facile perché, a loro volta, questi potranno prendere la cittadinanza in seguito a quella acquisita del padre.
"Ho impiegato quattro anni per avere il via libera del ministero dell’Interno: in Italia - lamenta Farid - non si scherza con la burocrazia". Mano al portafoglio, la cittadinanza italiana gli è costata 150 euro, previo un colloquio in italiano in Questura per accertare la sua conoscenza della lingua italiana. "Giusto in tempo. Mi dicono che oggi ne servano 500". Farid dunque è fra quei 145 italiani di origine pakistana che risultano in più all’anagrafe pratese nel 2014. Ma l’America per qualcuno di loro non è più l’Italia. Alcuni pakistani residenti a Prato, con la cittadinanza italiana in tasca, complice una crisi che si fa sentire anche per loro hanno scelto di fare i bagagli per trasferirsi in altre nazioni europee economicamente più fiorenti, in primis la Germania.
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