Attenzione
Il percorso dei ciechi s'infrange sulla vetrata
Al Santo Stefano di Prato parenti, degenti e personale ancora senza le macchinette del caffè, cicche ovunque nel primo "ospedale senza fumo", cartelli rebus al pronto soccorso. Tante le segnalazioni che giungono al Tribunale dei diritti del malato
PRATO. Se si dovesse fare una classifica delle proteste e segnalazioni sul nuovo ospedale di Prato che arrivano al Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanza attiva, non ci sarebbe storia: in testa alla top ten continua ad esserci il costo del parcheggio: 1 euro per ogni ora di sosta. Tralasciamo però l’argomento in questo breve viaggio fra le cose che non vanno al Santo Stefano di Galciana, visto che è al centro di articoli e discussioni, persino ad alto livello politico, ormai da mesi. Disagi e proteste non mancano, una serie di piccoli problemi che l’associazione da anni guidata da Fabio Baldi cerca via via di risolvere segnalando e incontrando i vertici dell’azienda sanitaria.
La vetrata che blocca i ciechi. Un esempio di quello che non va è il percorso tattile per i non vedenti che s’infrange contro una vetrata collocata per evitare al personale dell’atrio di soffrire gli spifferi freddi. Un problema che non è stato ancora risolto.
Distibutori automatici di bevande. E’ trascorso ormai qualche mese da quando l’Asl ha ritirato le macchinette su richiesta, almeno questa la motivazione ufficiale, dei vigili del fuoco. I disagi ci sono e vengono quotidianamente segnalati da più parti: il personale medico e infermieristico costretto a spostarsi di piano per andare al bar, con perdite di tempo in orario di lavoro. Sempre che il bar sia aperto, perché la notte chiude e la domenica funziona solo fino alle 15,30. Poi i parenti dei degenti, che magari devono fare le nottate all’ospedale e non possono prendere neppure un caffé. "Un pensionato mi fatto notare che al bar il caffé con l’orzo costa 1,60 euro contro i 60 centesimi della macchinetta - riferisce Baldi - e dovendosi recare spesso all’ospedale alla fine la differenza si avverte".
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Bastano pochi accorgimenti. Come si può risolvere la questione, visto che negli altri ospedali gemelli di Pistoia, Lucca e Massa i vigili del fuoco non hanno opposto obiezioni? Secondo Baldi si potrebbero rimettere le macchinette, con pochi accorgimenti. "Ho parlato coi vigili del fuoco, in realtà non è ancora chiaro chi abbia preso questa decisione. Loro mi hanno detto che basterebbe poco per rendere i distributori di alimenti e bevande a norma sul fronte della sicurezza. C’è solo una possibilità che le macchinette perdano l’acqua e questa, infiltrandosi nel pavimento, possa andare a toccare qualche filo elettrico. Una possibilità remota e tra l’altro tutte le “aree break” che sono state realizzate hanno il sensore antifumo che scatta in caso d’incendio".
Cartelli poco chiari o collocati male. Baldi punta l’indice soprattutto sulla zona esterna al pronto soccorso. C’è il cartello di accesso per le auto con la scritta “Ambulanze-Non deambulanti” che si capisce poco, anche perché le scritte sono in verticale e chi arriva al pronto soccorso non sa bene dove andare. Un altro cartello, peraltro abbastanza inutile visto che è doppione rispetto a un altro, pende come una spada di Damocle davanti all’accesso delle ambulanze. Indica l’ingresso pedonale ma alcune ambulanze, dice Baldi, ci urtano perché è troppo basso: "Se dovesse andarci un mezzo dei pompieri lo infrangerebbe".
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Parcheggio gratuito ma con rimozione forzata. Il parcheggio fuori dal pronto soccorso è gratuito, ma ci si può stare solo un’ora per consentire il turn- over a chi arriva per motivi di urgenza. Passata l’ora, scatta direttamente la rimozione forzata, con tutto ciò che comporta. "Ho proposto di sostituire la rimozione, che mi sembra eccessiva, con le ganasce - spiega Baldi - ma mi hanno risposto che le ganasce bloccano le auto per troppo tempo e non viene garantito il turn over".
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Ospedale anti-fumo, almeno sulla carta. Baldi ha vinto la sua annosa battaglia per rendere il nuovo ospedale di Prato il primo davvero anti-fumo della Toscana, sia dentro che immediatamente fuori al nosocomio. Ma la vittoria formale, fatta di tanti cartelli di divieto e piccole zone con posaceneri dove il fumo è consentito, cozza con la realtà: decine di migliaia di cicche ovunque, nelle aiuole e negli spazi esterni. Sono i visitatori, qualche degente ma soprattutto il personale a infrangere le disposizioni con disarmante non curanza.
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