Il Tirreno

Prato

Il Centro di Galceti da zoo dei poveri a polo scientifico

Tra i progetti il ritorno del recupero della fauna selvatica e un museo tutto nuovo. Ma occorrono dai 5 agli 8 milioni

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PRATO. I progetti sono belli e ambiziosi ma i soldi pochi e le complicazioni tante. Il Centro di scienze naturali di Galceti prova a voltare pagina e si candida a diventare un parco urbano delle scienze di rilevanza metropolitana, sprovincializzandosi e aprendosi ad un bacino di utenza che travalichi i confini regionali: gli obiettivi prenderanno forma in un progetto che, entro un mese, l'ente presenterà alla giunta comunale perché faccia le proprie valutazioni. Tante le novità presentate in Comune dal presidente della Fondazione Csn e del Museo di Scienze planetarie Marco Morelli, insieme al vicesindaco ed assessore al coordinamento dei rapporti con le partecipate Simone Faggi, al direttore David Fastelli e a Tatiana Mancuso della Fondazione Prato Ricerche, che gestisce il Museo di scienze planetarie e la Rete sismica, con cui il Csn avrà una collaborazione sempre più stretta.

La sede del museo non è norma: verso la chiusura e l'acquisizione dell'intero convento. Diverse le criticità evidenziate dal presidente Morelli sulle attività attuali del Centro, nonostante il grande impegno dei dipendenti e dei volontari, a cominciare dall'attuale sede del museo di scienze naturali e del rettilario, di cui va valutata la rispondenza alle normative per ospitare visitatori. Mancano ad esempio le uscite di sicurezza e gli accessi per i disabili. Tra le ipotesi anche la chiusura, se si dovessero profilare dei rischi, e in futuro anche l'acquisizione dell'intera struttura, appartenente alla Diocesi. «Dopo le numerose indagini che in qualche modo hanno azzerato l’attività del Csn, sotto la presidenza Bicchi sono stati effettuati interventi che hanno permesso una lenta ma progressiva rinascita, ad esempio, dell’attività didattica - ha detto Morelli - Al contempo però devo evidenziare che esistano criticità importanti: non sono stati eseguiti tutti quegli interventi strutturali necessari per la messa a norma del Parco che dovevano invece avere la priorità sul resto, ma mi rendo conto che la mancanza di fondi e forse il mancato sostegno dell’amministrazione precedente non abbiano permesso intervenire adeguatamente».

Asm taglia le piante pericolose, gabbie irregolari. «Oggi, col nuovo cda - prosegue Morelli - consideriamo la messa in sicurezza degli ambienti assolutamente prioritaria e, a tal proposito, il Comune sta già intervenendo. Un esempio è dato in questi giorni dal lavoro di Asm che sta provvedendo al taglio delle piante e degli alberi pericolosi e talvolta pericolanti lungo i vialetti del parco. Oltre a questo poi, abbiamo avviato un’indagine accurata sulle criticità degli ambienti espositivi e delle recinzioni e gabbie per gli animali e stiamo avviando le verifiche necessarie per capire se i locali del museo siano agibili e fruibili secondo i principi di sicurezza e la normativa attualmente vigente. Se dovessero emergere condizioni di rischio decreteremo subito la chiusura degli ambienti espositivi».

Torna il recupero della fauna selvatica. Pur in un quadro non facile, la volontà è quella di guardare al futuro, ma recuperando anche alcuni elementi che hanno fatto la storia e l'identità del Csn: come in passato il Centro tornerà ad avere il recupero della fauna selvatica ferita per il reinserimento in natura, un'attività per cui il Csn era famoso e che era stata dismessa alcuni anni fa.

Servono 4-8 milioni, occorre attingere ai fondi europei. La valutazione dei costi verrà fatta insieme a un primo progetto di massima. Secondo Morelli servirebbe una cifra fra i 4-8 milioni, compresi i costi per la manutenzione del centro e l'affitto pagato alla diocesi per la sede del museo. Attulamente il Comune assegna in bilancio al Centro una cifra in bilancio di 245mila euro, alle quali si aggiungono poche altre risorse derivanti dai biglietti dei visitatori e pochi altri finanziamenti. «Dobbiamo attingere a fondi europei ha aggiunto il vicesindaco Simone Faggi - non ce la possiamo fare reggendosi su risorse locali, e questo comporta l'attivazione di progetti e sinergie con altre associazioni ed enti, come Prato ricerche».

Francesco Albonetti

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