Il Tirreno

Prato

Il museo Pecci diventa una fondazione

Riccardo Tempestini
Il rendering del futuro museo Pecci di Prato
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Il rendering del futuro museo Pecci di Prato

Avra due soli soci, Comune di Prato e Regione, che conferma il contributo di 950mila euro. Ma l'apertura slitta al 2016

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PRATO. Museo Pecci, avanti tutta per il nuovo assetto istituzionale, ma la nuova struttura non sarà comunque pronta prima del 2016, come anticipato nei giorni scorsi. "Motivi prettamente tecnici - spiega l’assessore alla cultura Simone Mangani- legati ai finanziamenti comunitari richiesti dalla Regione per la ristrutturazione del vecchio edificio, ma la Regione ha confermato pieno sostegno non solo finanziario al Centro Pecci, capofila dell’arte contemporanea toscana". Posizione preannunciata alcuni giorni fa dal membro del cda Angelo Formichella e ribadita durante la trasferta di lavoro nella nostra città, giovedì scorso, dell’assessore regionale alla cultura Sara Nocentini, in mattinata al museo del tessuto, poi dal sindaco Biffoni.

A spiegare come sarà il nuovo assetto istituzionale è Simone Mangani, che segue da sempre i rapporti con la Regione anche per quanto riguarda il museo Pecci. "Nei prossimi giorni sarà pronta la bozza della fondazione, redatta da un notaio, poi, affronteremo i vari passaggi statutari, per concludere l’iter prima delle nuove elezioni regionali, quindi entro maggio prossimo". La Fondazione Centro Luigi Pecci avrà due soli soci fondatori, il Comune di Prato e l’Associazione che gestisce il museo dalla sua creazione, che conferiranno come capitale la rispettive quote della collezione permanente, formata da oltre un migliaio di opere acquisite o ricevute in dono dal lontano 1988 fino ad oggi.

Gli edifici, vecchio e nuovo, dunque rimangono di proprietà dell’amministrazione comunale, mentre la Regione entrerà solo come socio sostenitore nella gestione del museo, con un versamento di 950mila euro già presente nel bilancio 2015. "Per legge, alla Regione è demandato il compito di supervisore delle fondazioni culturali, così come non avrebbe potuto versare questa cifra ad una semplice associazione- spiega Mangani - poi come fondazione il Pecci potrà ricevere i contributi statali, che finora non ci sono mai stati".

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