La protesta
Teresa Moda, il pubblico ministero accusa un teste di falsa testimonianza
Il sostituto Gestri chiede la trasmissione degli atti dopo l’esame dell’amministratore di condominio che dice di non aver visto i dormitori abusivi nella confezione bruciata in via Toscana
PRATO. “Secondo il parere di questo ufficio le dichiarazioni del testimone sono false. Per questo chiedo la trasmissione degli atti alla Procura per valutare l’ipotesi della falsa testimonianza”. Si è conclusa così la sofferta testimonianza di Giulio Iezzi, amministratore di condominio, nel processo a Giacomo e Massimo Pellegrini per l’incendio alla confezione Teresa Moda nel quale il 1° dicembre 2013 persero la vita sette operai cinesi. Il pubblico ministero Lorenzo Gestri ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura perché Iezzi, già sentito alla scorsa udienza, ha ribadito di essere entrato nel capannone di via Toscana nel gennaio 2010 e di non aver visto i dormitori abusivi che invece altri testimoni e gli accertamenti della polizia giudiziaria dicono che fossero lì almeno dal 2009 (il giudice si è riservato la decisione). Qualcuno dunque non sta dicendo la verità, e secondo il pm a dire il falso è stato il teste, con dichiarazioni che vanno a tutto vantaggio dei due imputati, i proprietari italiani dell’immobile, accusati di omicidio colposo plurimo, nell’ipotesi della Procura, per aver saputo dei dormitori e aver consentito la prosecuzione dell’attività.
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Il testimone Iezzi, durante le indagini preliminari, disse alla polizia giudiziaria di non essere mai entrato nel capannone, ma alla scorsa udienza ha detto di ricordarsi di essere entrato nel 2010 ed è stato ammonito dal pubblico ministero. Durante l’esame di oggi, 12 febbraio, l’amministratore dei capannoni di via Toscana ha ribadito di non aver visto i dormitori abusivi, un’affermazione confermata anche dopo che il pm gli ha mostrato le foto del capannone dopo l’incendio. La Procura ha in mano elementi che vanno in direzione diametralmente opposta. In particolare i rilievi dei tecnici incaricati dall'Asm, precedenti al 2010, in cui si attesta la presenza di dormitori abusivi; la testimonianza della confezionista Li Youlan che parla dei dormitori prima del 2009 e la datazione del cartongesso, che li fa risalire almeno al 2008.
E’ la conferma che il processo ai proprietari italiani dell’immobile della Teresa Moda sarà molto difficile, a differenza di quello ai tre confezionisti cinesi, già condannati, che è stato relativamente “facile” perché le responsabilità erano più evidenti.
Successivamente è stato sentito il socio di Iezzi, Stefano Bardazzi, che ha detto cose parzialmente e sostanzialmente diverse. Ha sostenuto di aver fatto un sopralluogo nel febbraio del 2010 con Massimo Pellegrini, nel corso del quale scattò anche alcune foto e ricorda di aver visto i soppalchi a cui si accedeva da una scala. Una testimonianza molto importante per la Procura, perché dimostrerebbe che uno dei due proprietari italiani era a conoscenza dello stato dei luoghi tre anni prima dell’incendio, premessa necessaria per la contestazione dell’accusa di omicidio colposo plurimo.
Il processo è proseguito con l'esame di alcuni testimoni cinesi, tra cui la moglie di uno dei sette operai morti. La donna ha confermato la tesi della Procura sullo stato dei luoghi (cioè sulla presenza di dormitori abusivi) e ha detto di aver lavorato nella confezione fino a 12 ore al giorno. Quando le hanno mostrato la foto del marito morto è scoppiata in lacrime.
All'inizio dell'udienza gli avvocati hanno fatto presente al giudice Giulio Fanales che erano assenti entrambi i difensori di Massimo Pellegrini: l'avvocato Alberto Rocca perché a casa malato, mentre Luca Bisori perché doveva assistere il figlio, anche lui malato. E' stato dunque chiesto un rinvio dell'udienza, ma il giudice ha preferito andare avanti nominando in sostituzione l'avvocato Nigro, che peraltro si è dovuto assentare per circa mezz'ora dovendo difendere un imputato in un altro processo.
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