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Decine di stranieri “prigionieri” in Italia

Decine di stranieri “prigionieri” in Italia

La storia di Iqbal: da 28 mesi attende il permesso di soggiorno, e non può uscire dai confini

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PRATO. Decine di stranieri in attesa del permesso di soggiorno sono da oltre due anni “prigionieri” in Italia. Hanno presentato domanda per l’emersione dal lavoro irregolare domestico, ai sensi del decreto legislativo 109 del 16 luglio 2012 ma ancora non hanno ricevuto una risposta. E nell’attesa non possono lasciare il nostro paese, nemmeno se nel paese di origine gli muore un familiare.

Iqbal Shahid è uno di loro, la classica punta dell’iceberg. Iqbal è pachistano, uno dei tanti che sono entrati in Italia senza permesso. Il 15 ottobre 2012 il suo datore di lavoro, Ali Banaras, è andato allo Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura e ha presentato i documenti richiesti. Probabilmente pensava che nel giro di qualche settimana, al massimo di qualche mese, avrebbe ricevuto una risposta, ma così non è stato. Silenzio assoluto dalle istituzioni.

E così Iqbal ha cominciato a fare la spola tra la Prefettura, la Questura e il suo avvocato. Tutte le volte che passava dall’avvocato, racconta con l’assistenza di un amico che parla italiano, gli è toccato versare un obolo. E ancora prima il suo datore di lavoro avrebbe dovuto versare diverse centinaia di euro per la pratica di sanatoria. In realtà si sospetta che in molti casi sia toccato al lavoratori accollarsi i costri di quella che è stata chiamata anche “sanatoria capestro”.

Che in realtà fu un mezzo flop. A Prato sono state presentate solo 1.054 domande, circa 4.000 in tutta la Toscana, proprio per gli alti costi delle pratiche. Ma se almeno avesse funzionato...

Ora, a distanza di oltre due anni, ci si chiede come sia possibile che ci sia ancora qualcuno che attende una risposta. Allo Sportello unico della Prefettura si limitano a dire che sì, ci sono alcune decine di stranieri in questa condizione, e che tutto dipende dagli accertamenti delegati alla Questura e alla Direzione provinciale del lavoro. Sul caso specifico non danno risposte perché, si spiega, il giornale non è parte in causa.

Iqbal Shahid ha in mano una ricevuta del Ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. Evidentemente tra le libertà civili non è contemplata quella di spostarsi da un paese all’altro o di ricevere risposte in tempi civili. Quella ricevuta consente a Iqbal di non essere espulso, ma gli impedisce di passare il confine, altrimenti non potrà mai più tornarci.

Paolo Nencioni

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