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Il cinese seconda lingua alle medie

di Maria Lardara

Il Comune di Prato sottoscriverà un protocollo d’intesa con l’istituto Confucio. Questa opportunità potrebbe partire già dal prossimo anno scolastico

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PRATO. “Hello!” e “Ni hao”. Sui banchi delle scuole medie pratesi un giorno ci si potrebbe salutare con il vocabolario anglosassone e quello della terra di mezzo. Inglese come prima lingua, mandarino come seconda. Come succede già a Torino. Effetto del protocollo d’intesa che il Comune di Prato si accinge a sottoscrivere (a fine febbraio) con l’istituto Confucio di Firenze, su invito del quale gli assessori Mariagrazia Ciambellotti e Daniela Toccafondi hanno visitato a metà dicembre l'università Tongji di Shanghai, una delle più vecchie e prestigiose in Cina. Della delegazione pratese hanno fatto parte anche le dirigenti scolastiche Gianna Celli, Giusi Cappellini e Maria Grazia Tempesti.

«La presenza dell’istituto Confucio a Torino – ha spiegato l’assessore Ciambellotti ai componenti della commissione 5 presieduta da Gabriele Alberti - ha fatto sì che lì venisse accettato l’insegnamento del cinese come seconda lingua alle medie che altrimenti non verrebbe permesso nell’ordinamento scolastico italiano. Il nostro accordo con l’istituto Confucio di Firenze va nella direzione di creare questa come altre opportunità».

Al mondo si contano 200 istituti Confucio sotto l’egida del ministero cinese dell’istruzione, due in Toscana di cui uno a Pisa e uno a Firenze (ha sede nell’università di Firenze di cui il Pin fa parte). Scambi culturali, corsi di lingua online anche – perché no - per la comunità orientale di Prato, tirocini di studenti universitari in arrivo dal paese del Dragone per insegnare sia l’italiano che il cinese: l’accordo fra il Comune di Prato e l’istituto di Confucio potrebbe far sbocciare queste opportunità già a partire dal prossimo anno scolastico.

«C’è un ventaglio ampio di forme di collaborazione – fa notare l’assessore Toccafondi che ha delega sia per lo sviluppo economico che per l’università - sia sotto il profilo scolastico che turistico ed economico. L’economia gira se si trova il modo per mettere insieme pubblico, privato e università».

Proficua la visita al campus sino-italiano che gravita intorno all’università di Tongji dove i ragazzi studiano canto e la lingua del Belpaese. Da questo punto di vista, si punta a coinvolgere la scuola di musica comunale “Giuseppe Verdi” nella formazione di questi talenti emergenti.

Giudizio positivo in commissione sulle prospettive di collaborazione con l’istituto di Confucio di Firenze anche se, secondo la consigliera del Movimento 5 Stella Silvia La Vita, «la vera sfida legata al turismo sarebbe fare in modo che la Chinatown pratese si trasformi in un’attrazione turistica».

Per il consigliere del Pd Gianni Bianchi, infine ben venga l’arrivo di studenti delle università cinesi a Prato, da incentivare con la proposta di borse di studio.

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