Sicurezza
I fondi della Provincia venduti a metà
Ci sono gli aggiudicatari ma è in ritardo il via libera della Soprintendenza. Il titolare di Tezenis: «Dovremo andarcene»
PRATO. Si sono aggiudicati i fondi messi in vendita dalla Provincia in via Ricasoli, attraverso l’asta o esercitando il diritto di prelazione tra agosto e settembre 2014 ma non sono ancora diventati i proprietari. Nonostante, almeno alcuni, abbiano già chiesto, prestiti sostanziosi alle banche e stiano continuando a pagare gli affitti all’ente. Una questione che sta creando forte malumore tra gli imprenditori e i commercianti che hanno completato l’iter nei tempi stretti chiesti dalla Provincia.
«Il fatto è - spiega Alessandro Lucci, proprietario del marchio in franchising Tezenis, il negozio di intimo aperto nel il più grande dei fondi messi in vendita dalla Provincia - che è la Soprintendenza a non aver ancora dato il nulla osta per l’alienazione, nonostante i sei mesi trascorsi». Un’altra storia di burocrazia lumaca. Lucci, con la società New Dream srl, ha esercitato il diritto di prelazione per diventare proprietario dei muri del fondo (costo totale 600.000 euro), lo scorso settembre, versando qualche settimana dopo i 20mila euro richiesti come caparra. «Mi aspettavo che entro 120 giorni, come ci avevano detto - afferma l’imprenditore - arrivasse l’ok definitivo della Soprintendenza». Invece sono ancora in attesa di un “via libera” assolutamente necessario per perfezionare la compra-vendita.
La Soprintendenza fiorentina, per il fatto che i fondi si trovano a livello strada di Palazzo Banci Buonamici, edificio storico e tutelato, aveva due possibilità: o esercitare il diritto di prelazione, un diritto talmente forte che avrebbe esautorato anche gli attuali locatari o dare l’ok all’alienazione ovviamente ribadendo i vincoli già esistenti. Non ha fatto nè il primo nè il secondo passo lasciando gli aspiranti proprietari dei fondi in un limbo decisamente costoso.
«Oltre ai 20mila euro già versati - continua Lucci - stiamo pagando ogni mese l’affitto che per quanto concerne Tezenis è di 5.500 euro. Tanto che ho dato mandato al mio avvocato di inviare una lettera in Provincia facendo presente che almeno da novembre in avanti il costo della locazione dovrà essere sottratto dal costo complessivo del fondo». Non basta, però, Lucci, per far fronte all’acquisto ha chiesto un prestito consistente, 600.000 euro appunto, alla Cassa di Risparmio di Firenze «che me l’ha concesso - prosegue - ma ovviamente facendomi pagare circa 3.000 euro di perizie che hanno però una scadenza: valgono quattro mesi, dopo i quali bisogna ricominciare da capo». Ovviamente rimettendo mano al portafoglio.
La situazione nella quale si trova il proprietario di Tezenis (5 dipendenti che lavorano per Lucci dal 2009), riguarda tutti gli altri commercianti di via Ricasoli, a partire dal bar Datini, per proseguire con il bar Buonamici, continuando con il negozio di borse Segue e Original Marines, che hanno puntato all’acquisto del negozio nel quale lavorano da anni, partecipando all’asta (bar Buonamici) o esercitando il diritto di prelazione (tutti gli altri) ma restando - almeno per il momento - con un pugno di mosche. Situazione che imbarazza non poco il presidente della Provincia (nonchè sindaco) Matteo Biffoni che negli ultimi giorni ha convocato diverse riunioni sulla questione oltreché aver dato mandato ai dirigenti provinciali di inviare un buon numero di solleciti alla Soprintendenza.
«Sentiamo dire che la ripresa c’è e che c’è la volontà di aiutare gli imprenditori che vogliono consolidare la proprio attività - commenta Lucci - ma non è questa la strada giusta. Tezenis è un attività sana, che va bene, siamo tra i pochi che puntano sull’orario continuato come valore aggiunto, ma i costi sono tanti. Il mio obiettivo - prosegue - è mantenere il negozio dov’è perché credo in via Ricasoli e nel centro storico, ma non posso permettermi di buttare via soldi. Se la situazione non si sbloccherà - conclude l’imprenditore - saremo costretti a cercare un fondo alternativo all’attuale e ricominciare da capo».
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