Il Tirreno

Prato

tribunale

Guerra del gas, la verità di Paolo Abati

di Paolo Nencioni
Paolo Abati, a sinistra, insieme all'ex sindaco Cenni e all'ex assessore Caverni
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Paolo Abati, a sinistra, insieme all'ex sindaco Cenni e all'ex assessore Caverni

Il direttore generale di Estra è stato interrogato per quattro ore durante l'udienza preliminare. Insieme ad altri quattro dirigenti del gruppo è accusato di abuso di posizione dominante, abuso d'ufficio e turbativa d'asta

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PRATO. «Non abbiamo fornito subito le carte al Comune di Prato perché non era chiaro nemmeno ai giudici amministrativi se eravamo tenuti a darle». Questo ha detto in sostanza Paolo Abati, direttore generale di Estra, durante l’interrogatorio davanti al giudice dell’udienza preliminare Silvia Isidori nel procedimento che lo vede indagato insieme ad altri quattro dirigenti del gruppo Estra-Consiag per abuso di posizione dominante, abuso d’ufficio e turbativa d’asta in quella che è stata chiamata la “guerra del gas” tra il Comune di Prato e il gruppo Estra.

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La tesi della Procura, e cioè che i vertici di Estra Consiag, la municipalizzata del gas, abbiano voluto mettere i bastoni tra le ruote alla passata giunta comunale di centrodestra ritardando il passaggio di informazioni necessarie al bando di gara per la rete del gas, è stata radicalmente contestata da Abati, che ha risposto per quattro ore alle domande del difensore Alberto Rocca (presenti anche gli avvocati Denaro, Cipriani e Lucibello, tra gli altri), dei pubblici ministeri Gestri e Sangermano e del giudice.

Il direttore generale ha ricordato che il Tar in prima battuta diede ragione alle tesi di Estra, mentre il Consiglio di Stato sposò le tesi del Comune, ma chiarì che certi documenti erano subito disponibili e altri dovevano essere creati ex novo, scorporati. Questioni giuridiche dietro alle quali resta in ogni caso una battaglia politica tra il centrodestra, che alla fine del 2009 aveva invano rivendicato la presidenza di Consiag, e il centrosinistra egemone nel gruppo Estra. Abati ha detto anche che di fronte alla richiesta del Comune c’erano delle regole da rispettare e che Prato non aveva la maggioranza nella partecipata Consiag, né in fatto di “teste” né in fatto di quote. L’udienza è stata aggiornata al 17 marzo.

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