Il Tirreno

Prato

lavoro

"Caro sindaco, ci faccia avere la cassa integrazione"

Il presidio in piazza del Comune
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Il presidio in piazza del Comune

I lavoratori di Eurotintoria e i sindacati hanno incontrato Matteo Biffoni. A conclusione dell'incontro hanno chiesto un suo interessamento politico con il ministero per ottenere gli ammortizzatori sociali previsti nel 2014. Presidio sotto il Comune

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E’ stata la sindacalista della Cgil Annarosa Stefani a tirare le somme al termine dell’incontro con il sindaco di Prato Matteo Biffoni per il caso Eurotintoria. Due le cose che i lavoratori della rifinizione per cui è stata avviata la procedura di cessazione dell’attività si aspettano dal primo cittadino: l’intervento politico sul ministero affinché si possa recuperare l’anno di cassa integrazione perso a causa di una procedura aperta i primi giorni del 2015 e non entro la fine del 2014 (come la Regione si è impegnata a verificare); l’apertura di contatti con la proprietà di Eurotintoria affinché non si rifiuti la firma di un accordo di cassa integrazione nel caso questo percorso possa essere attivato.
Insomma il sindacato rappresentanto all’incontro, oltre che da Stefani, da Massimiliano Brezzo (Cgil), Chiara Malinconi (Cisl) e Qamil Zejnati (Uil), ha chiesto a Biffoni di provare ad eliminare il danno che la proprietà, facendo slittare l’apertura della procedura, ha creato ai lavoratori.

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Lavoratori che in parte erano presenti all’incontro e che in parte ha atteso in piazza del Comune facendo un presidio per rendere visibile anche a chi si trovava a passare in piazza qual era la situazione.
Una situazione ripercorsa durante l’incontro. Dalla crisi che ha coinvolto tutto il tessile passando per il periodo in cui Eurontintoria era un’azienda satellite della Sasch fino al fallimento della capofila del gruppo dell’ex sindaco e quindi alla vendita delle quote Go Fin agli attuali proprietari che già avevano il 50% dell’azienda, le società che fanno riferimento alle famiglie degli imprenditori Roberto Bini e Franco Baroncelli.
E poi direttamente al merito della questione con l’annuncio della cessazione e la vendita dell’immobile.
Il messaggio, che i lavoratori hanno voluto mandare al sindaco a cui hanno rinnovato la disponibilità a lavorare, è che non solo hanno perso il lavoro ma l’hanno fatto senza che da parte della proprietà ci sia stato il dovuto rispetto nei confronti dei dipendenti. “Dipendenti - hanno ribadito più volte Brezzo, Malinconi e Zejnati - che nei periodi di difficoltà hanno sostenuto l’azienda in tutti i modi per poi vedersi licenziare in questo modo poco rispettoso”. “Abbiamo fatto da banca - ha spiegato Gabriele D’Orazi, uno dei lavoratori presenti al tavolo - con i nostri stipendi accettando di essere pagati anche con tre mesi di ritardo. E alla fine, mentre già con ogni probabilità sapevano che l’azienda avrebbe chiuso, ci hanno chiesto di rinunciare a parte dello stipendio. Mettendoci con le spalle al muro e umiliandoci”.
“Il tema vero - ha infatti aggiunto Brezzo - non è il licenziare i dipendenti che è stato fatto in molte aziende in questi anni di crisi ma averlo fatto danneggiandoli. Da quando questo distretto è in crisi siamo scesi in piazza solo una volta (il riferimento è al 2008 con il lanificio Bellucci ndr) oltre a questa. E anche in questo caso è per difendere un’eticità nei comportamenti che, con trattative più o meno aspre , in questo distretto sono sempre state garantite”.
Ed è proprio perché in Eurotintoria è venuta meno la consuetudine di non creare danno ai dipendenti che è stato chiesto un intervento del sindaco.

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Sindaco che si è impegnato ha intervenire con il ministero del lavoro affinché si possano sciogliere eventuali nodi burocratici che impediscano di poter ottenere la cassa integrazione. “La nuova legge non ha ancora terminato l’iter - è stato detto - e vorremmo la garanzia prima di avviare la trattativa che le vecchie normative possano essere riconosciute”. Il sindaco, all’incontro con gli assessori Benedetta Squittieri e Daniela Toccafondi, dovrà “aprire il più velocemente possibile” queste porte.

LA LETTERA LETTA A BIFFONI DA UNO DEI LAVORATORI.

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Salve, grazie per averci convocato e grazie per l’opportunità di poter esprimere la mia opinione. Mi chiamo Riccardo Cerchiari e sono un rappresentante dei lavoratori.
Lavoro in Eurotintoria da più di 20 anni ( non nascondo una certa amarezza per il ritardo della presa in analisi del nostro disagio) e sono consapevole che nessuno può ritrovarci un’occupazione se non la nostra voglia e caparbietà di rimettersi in gioco in cerca di qualcosa di nuovo o di vecchio. Noi non abbiamo perso il lavoro ma ce lo hanno tolto, un imprenditore che ha perso il suo essere tale abbagliato da un guadagno facile e scaricando il suo equipaggio nel mezzo di una burrasca con insufficienti mezzi di salvataggio.
Signor Sindaco mi rendo conto che affrontare il nostro quesito sia stato imbarazzante perché eravamo legati alla vicenda Sasch, credo che lei abbia avuto il dubbio se era più o meno conveniente mettersi in discussione, mi scusi ma quando si parla di persone, di famiglie non bisogna star lì a fare i conti se ci conviene o no semmai ci si chiede se c’è bisogno o no. E noi ne abbiamo bisogno come il pane, come l’ariadi solidarietà, di sostegno, e supporto anche solo moralee più che mai dalle istituzioni locali, che sono il ramo della pratica del governo più vicina al cittadino. Detto ciò non ho nessun risentimento e tanto meno voglio polemizzare con lei. Inoltre ritengo che la chiusura della nostra azienda, una delle prime che si è insediata in via dei Fossi nei cui pressi è nato poi il Macrolotto sia una perdita per tutto il distretto. Spero che da tutta questa brutta vicenda possiate voi approfondire, studiare e costruire una risoluzione socio-politica e economica per un futuro del distretto tessile quindi della città stessa, così come avete fatto da una tragedia più drammatica della nostra: il rogo della Teresa Moda dove lì avete avuto la volontà, la determinazione e un input di strategia per interventi funzionanti e adeguati. Grazie per l’attenzione e scusate per la non fluidità e precisa espressione dei concetti. Buon lavoro.

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RICCARDO E LA PENSIONE SFUMATA. Se avessero aperto la procedura di cessazione dell’attività a dicembre Riccardo Bettazzi sarebbe stato un uomo felice. Felice perché con quell’anno di cassa integrazione in più, quello per cui  i sindacati hanno chiesto al sindaco Matteo Biffoni di attivarsi politicamente, gli avrebbe consentito di raggiungere i requisiti per andare in pensione.  “Cinque anni fa  - ha raccontato - mi sono operato di tumore al colon e temo che nessuno mi voglia più per un lavoro pesante come quello in tintoria. Inoltre ha perso lavoro anche mia figlia, mio figlio lavora in un call center e mia moglie è disoccupata. E’ una situazione difficile. Per me la cassa integrazione sarebbe una boccata di ossigeno e non farei concorrenza a mia figlia cercandomi un lavoro ma starei tranquillamente a casa aspettando la pensione”.

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