Toscana
"Abbiamo camminato per chilometri con la neve sopra le ginocchia". Il racconto dei ciclisti dispersi all'Acquerino
I due uomini erano partiti alle 10 da Prato con l'obiettivo di raggiungere il rifugio Le Barbe. Quando si sono resi conto del pericolo non potevano tornare indietro "Al rifugio abbiamo acceso il fuoco ma il camino non tirava. Volevamo rimanere svegli. Era freddo, tanto freddo. Abbiamo fatto una bischerata"
PRATO. Non avevano pensato alle conseguenze e quando si sono resi conto che la situazione stava diventando seria non potevano più tornare indietro. I due ciclisti dispersi per tutta la giornata di sabato Marco Sellecchia e Luca Bessi sono finalmente a casa, al caldo. Per ore sono stati in mezzo alla neve, nella riserva dell’Acquerino, senza scelta. Potendo solo andare avanti nel tentativo di raggiungere il rifugio Le Barbe.
“Alle 10 di sabato 7 febbraio – racconta Luca Bessi - col mio amico Marco siamo partiti in bicicletta per andare al rifugio Le Barbe. Avevamo dietro qualcosa da mangiare: la nostra intenzione era accendere il fuoco, mangiare un panino e tornare indietro passando dalle Cavallaie. Alle 11,30 abbiamo trovato delle persone che ci hanno detto che c’erano 20 centimetri di neve e che in bici non si poteva continuare. A noi 20 centimetri sono sembrati pochi, ci siamo detto che magari se non ci si faceva in bici, l’ultimo tratto si sarebbe andati a piedi”.
Poi Marco ha capito che la situazione poteva essere pericolosa, ma Luca aveva voglia di provare a raggiungere il rifugio. “Marco mi ha detto che forse sarebbe stato meglio passare da Migliana, dove non c’erano problemi di neve ma io ho insistito per arrivare al rifugio. Già qualcuno era passato e quindi potevamo seguire le impronte. Poi abbiamo cominciato ad affondare e ogni metro la situazione era sempre peggiore. All’improvviso ci siamo resi conto che tornare indietro sarebbe stato impossibile e si è cominciato a vedere il rifugio. Da quel momento abbiamo fatto 1,5 chilometri con la neve al ginocchio e le bici in braccio. Alle 17 siamo arrivati. Un’ora e mezzo di cammino così. Sapevamo che il rifugio a quel punto sarebbe stata l’unica salvezza”.
Ed è sempre Luca, 52 anni, a raccontare. “Avevamo qualcosa da mangiare, c’era la legna e abbiamo acceso il fuoco ma c’era comunque un freddo che si moriva. Se ti spostavi mezzo metro dal fuoco congelavi”.
I due amici, entrambi dipendenti di Eurotintoria, hanno cominciato a preoccuparsi seriamente. Soprattutto per i parenti a casa. Non partiva neppure un messaggio. “Il camino non tirava e abbiamo dovuto aprire la finestra e la porta. Era freddo e c’era fumo e volevamo rimanere svegli. I telefoni non prendevano e poi si sono scaricati. Eravamo davvero preoccupati. Poi, alle 22, abbiamo visto arrivare due fari. Erano il mezzo dei vigili del fuoco”.
Luca racconta della preoccupazione, della paura che si sono improvvisamente sciolte. “Abbiamo preso a urlare, ad abbracciarli. Devo ringraziare tutti i soccorritori: sono persone eccezionali. Cordiali, gentili. Non ci hanno fatto pesare che indubbiamente avevamo fatto una bischerata”
“Abbiamo osato troppo”, conclude Luca. “ Non si può immaginare come è bello essere a casa, con la famiglia. Mi sento di ringraziare tutti quelli che si sono stretti a noi durante questa esperienza durissima” .
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