Sicurezza
Vera, una donna contro due fascismi
Jarach, fuggita in Argentina perché cacciata dalle legge razziali, ebbe la figlia desaparecida
PRATO. C’'era anche lei sul Treno della Memoria per Auschwitz organizzato dal Museo della Deportazione. Era su quel treno nel nome dei perseguitati dal nazifascismo e della figlia Franca desaparecida, vittima, appena diciottenne, della dittatura argentina.
E oggi, alle 10, sarà a Prato per incontrare gli studenti a Officina Giovani in Piazza Macelli 4.
Vera Vigevani Jarach è ormai conosciuta anche dal grande pubblico, sia per aver partecipato a Che tempo che fa di Fabio Fazio, che come protagonista nell'’emozionante web-serie del regista Marco Bechis “Il rumore della memoria”, oltre che di un libro-inchiesta e un film in Dvd omonimi, da alcuni giorni in edicola, curati da Antonio Ferrari e Alessia Rastelli, in cui si racconta il suo viaggio tra l’'Argentina e il lager di Auschwitz-Birkenau.
L'’incontro di Prato è promosso dall'assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con la Regione Toscana, la Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza e l’'Associazione 24 marzo Onlus.
Nata a Milano nel 1928 in una famiglia ebrea, dieci anni più tardi Vera dovette fuggire in Sud America cacciata dalle leggi razziali che le impedivano di andare a scuola e di vivere una vita normale. In Argentina ha sposato Giorgio Jarach e là ha lavorato fino alla pensione come giornalista, corrispondente dell’'agenzia Ansa da Buenos Aires.
Sua figlia Franca scomparve a 18 anni il 26 giugno del ‘76. Come migliaia di avversari politici del regime militare del generale Videla fu rapita dagli squadroni della morte e di lei non si è saputo più nulla fino a poco tempo fa.
A raccontare a Vera le sue ultime ore è stata una sopravvissuta agli orrori dell’'ESMA, la Escuela Superior de Mecánica de la Armada di Buenos Aires, l’'accademia degli ufficiali di marina, Villa Triste della dittatura argentina, oggi trasformata in Museo della Memoria e Centro culturale contro il terrorismo di Stato
«Ho aspettato per un anno che quella donna mi parlasse», dice Vera, «Non voleva ricordare perchè aveva visto cose terribili. Le ho chiesto se avevano torturata mia figlia, ma non mi ha risposto. La detenzione di Franca durò pochissimo. A un mese dall'’arresto lei e molti altri furono eliminati per far posto a nuovi prigionieri. Come tanti fu gettata in mare viva da un aereo e non ho dunque alcuna speranza non solo di rivederla, ma neppure di ritrovare il suo corpo».
Vera appartiene al movimento delle Madres de Plaza de Mayo fin dai primi mesi della sua fondazione.
Le piace definirsi “una militante della memoria” e questa militanza le ha permesso di continuare a vivere per continuare caparbiamente a raccontare la sua storia.
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