Il Tirreno

Prato

Pagati per stare a casa, fateci fare qualcosa

di Maria Lardara
Pagati per stare a casa, fateci fare qualcosa

E’ la richiesta provocazione dei lavoratori di Eurotintoria. I sindacati: «Ci rivolgiamo al sindaco e presidente Biffoni»

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PRATO. Non è solo il male di perdere il lavoro, ma di spiegare ai figli come lo hanno perso. Costretti a stare a casa in permesso retribuito mentre in “casa” Eurotintoria si stanno smontando i macchinari. E questo per i lavoratori è un altro boccone amaro da mandare giù, dopo che l’azienda ha annunciato il 14 gennaio scorso la cessazione d’attività, dopo che si sono visti bruciare la possibilità di ottenere la cassa integrazione straordinaria per pochi giorni.

Prima è toccato agli operai del reparto tintoria, stessa sorte tra qualche giorno per quelli della rifinizione: 82 lavoratori stipendiati costretti a casa sine die, teoricamente fino al 30 marzo, per legge l’ultimo termine entro cui chiudere la trattativa sindacale (45 giorni) e poi per l’accordo in Provincia (30 giorni).

La risposta: Il Comune incontra i lavoratori

«Perché non impiegarli in lavori socialmente utili per la città? Ci rivolgiamo al sindaco Matteo Biffoni, anche nella sua veste di presidente della Provincia perché valuti la nostra proposta a costo zero per le casse dell’amministrazione». Può suonare una provocazione quella sollevata da Massimiliano Brezzo (Filctem-Cgil), Maria Chiara Malinconi (Femca-Cisl) e Qamil Zejnati (Uilta-Uil), un modo per rompere quel silenzio assordante delle istituzioni locali intorno alla vicenda dell’Eurotintoria, che rappresenta un “unicum” nel distretto per il comportamento dell’azienda, ritenuto scorretto e lesivo dei diritti dei dipendenti: quando la cessazione d'attività è stata annunciata ai sindacati, si era già fuori dai tempi massimi per richiedere una cassa integrazione straordinaria. Ma visto che del Jobs Act mancano ancora tutti i decreti attuativi, è corsa contro il tempo per chiedere al Ministero attraverso la mediazione della Regione (ieri i rappresenti sindacali sono stati ricevuti in commissione emergenza: presente il consigliere pratese del Pd Rudi Russo) il ricorso a questo ammortizzatore sociale che permetterebbe ai lavoratori di recuperare un anno di mobilità.

Non solo. L’effetto combinato del Jobs Act e della riforma Fornero, che sostituisce la mobilità con l’Aspi abbassandola a 24 mesi per gli over 50 (la maggioranza dei dipendenti dell'azienda di via dei Fossi), fa sì insomma che piova sul bagnato per i lavoratori. «In questi anni - fa notare Brezzo - siamo riusciti a gestire 200 riduzioni di personale e a contenere gli effetti di una potenziale bomba sociale nel distretto. Con gli imprenditori abbiamo sempre trovato un compromesso per fare in modo che in questi momenti di crisi i lavoratori avessero le migliori tutele possibili». Dura anche la collega Annarosa Stefani che ha più di un motivo per dubitare della buona fede della proprietà: «Il percorso di trattativa non è mai iniziato e hanno già mandato 82 persone a casa. Tutta questa furia di smantellare i macchinari fa pensare che già a dicembre sapessero che avrebbero venduto». Intanto i lavoratori sfogano la loro rabbia sulla pagina di Facebook “Orfani dell’Eurotintoria”. I lavori socialmente utili sono un modo per non perdere la propria dignità. Perché, per dirla con le parole di Malinconi (Femca-Cisl) «dietro i numeri ci sono persone che a dicembre, dietro rassicurazione dell’azienda, hanno contratto un mutuo». Dito puntato anche di Qamil Zejnati (Uilta-Uil): «L’Eurotintoria si sta comportando come una multinazionale, abbandonando i suoi dipendenti».

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