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Unione commercianti, troppi debiti

Unione commercianti, troppi debiti

Confcommercio stacca la spina: la sezione pratese “espulsa” dalla rete nazionale, le giustificazioni non bastano

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PRATO. L'Unione commercianti rischia di sparire sotto il peso dei debiti. Un fulmine a ciel sereno, ma solo per i non addetti ai lavori. La storica associazione dei commercianti, ultimo indirizzo conosciuto in via del Ceppo Vecchio, è fuori dalla rete di Confcommercio, per colpa dei debiti. Lo ha deciso lo scorso 14 gennaio la "casa madre" di Roma con una delibera che non lascia spazio a interpretazioni. Il consiglio nazionale dell'associazione di categoria ha deciso lo scioglimento della sezione pratese dopo aver inviato un ultimatum a Prato a dicembre, invitando l'Ascom (così si chiama ora l'Unione commercianti) a inviare una memoria scritta. La memoria è stata recapitata il 30 dicembre, ma evidentemente non ha soddisfatto i vertici nazionali, che così hanno deciso di azzerare l'Unione commercianti con la delibera del 14 gennaio, accogliendo una proposta che era già stata avanzata dal Consiglio nazionale il mese precedente.

I numeri della crisi finanziaria dell'Unione commercianti di Prato, stando a quanto riportato nella delibera del Consiglio nazionale, sono eloquenti. In particolare un'esposizione verso i creditori di 5 milioni e 161mila euro, a fronte di un attivo di circa un milione, e il pignoramento presso terzi notificato da Equitalia per 170.000 euro. Le perdite di bilancio sono altrettanto eloquenti: quasi tre milioni nel 2011, 640.000 nel 2012, 406.181 euro nel 2013. Situazione aggravata sempre nel 2013 dal fallimento delle società Unione commercianti Prato Investimenti srl e Promounion srl. La delibera che azzera l'Unione commercianti elenca poi una serie di esposizioni verso un elenco molto lungo di soggetti e bacchetta l'associazione ricordando una circostanza che pare quasi incredibile: l'Unione commercianti non è dotata di sindaci revisori. Il direttore non c'è più dalla primavera del 2012 (è stata stipulata una collaborazione esterna).

Situazione nerissima per i quattro dipendenti dell'associazione e per gli altri (non molti) di un'associazione di servizi collegata. Solo pochi anni fa l'Unione commercianti era arrivata a contare 42 dipendenti, poi è sopraggiunta la crisi e il dimagrimento forzato.

L'inizio della fine, secondo l'opinione di molti, va attribuita all'operazione con la quale fu acquistato il nuovo Palazzo del Commercio di via Galcianese al Pino, costato un pacco di quattrini e poi dismesso perché il passo risultò più lungo della gamba. E si rese necessario il trasferimento in via del Ceppo Vecchio, accanto alla vecchia sede della biblioteca Lazzerini.

L'Unione commercianti (o Ascom come la si voglia chiamare) conta però ancora circa 2.000 associati. Che fine faranno? L'ipotesi è che una parte possa migrare verso la Confesercenti e un'altra parte trovi casa nella nuova associazione Ali di Daniele Spada, che al momento conta circa 100 associati, che potrebbe essere pronta a riempire il vuoto lasciato dall'Unione.

Il presidente dell'Unione, Canio Molinari, in carica dal marzo del 2013, ha comunque assicurato che per ora l’Unione va avanti con mezzi propri (vedi articolo a lato). Si attende l’esito di un ricorso.

Dall’ultimo bilancio disponibile risultano debiti verso i fornitori per quasi mezzo milione di euro e debiti verso imprese controllate di oltre due milioni, oltre a debiti tributari per circa 330.000 euro.

L’Unione commercianti di Prato aveva avviato da tempo un tentativo di ristrutturazione del debito, che però evidentemente la Confcommercio non ha ritenuto sufficiente per risanare completamente la situzione. Di qui la decisione di staccare la spina. Teoricamente l’associazione potrebbe anche sopravvivere sganciata dalla Confcommercio, ma le prospettive non sono rosee.

Paolo Nencioni

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