Sicurezza
I lanifici nuotano controcorrente una filiera integra fa la differenza
Marrani (Pecci) pessimista sul futuro del comparto dei tessuti che soffre più di quello dei filati Cavicchi: «Se ci mettiamo insieme e salviamo i terzisti continueremo a essere competitivi»
PRATO. «I filati stanno andando meglio dei tessuti e con più agilità hanno superato la crisi perché alla base hanno avuto la capacità di preservare la cultura del meccanotessile: dietro ogni singolo filato di eccellenza c’è sempre un macchinario modificato e non copiabile, mentre nei lanifici, per anni, si è preferito puntare sui tessuti più basici disperdendo le conoscenze tecnologiche. Erano rimaste come fiore all’occhiello le rifinizioni, ma anche queste sempre più vanno scomparendo». Parola di Pierluigi Marrani, direttore dell’azienda Pecci Filati. Una lettura della situazione dettata dai dati positivi che i filati stanno vivendo, forti di una ritrovata fiducia e della scelta che i Pecci hanno portato avanti negli ultimi anni prediligendo i filati ai tessuti.
“Una scelta dettata anche dal fatto -spiega meglio Marrani - che è molto più facile investire in un sistema che ha la corrente a favore. Gli altri, i lanifici, che hanno buoni risultati sono invece eccellenti dal momento che, come i salmoni, sono costretti a nuotare contro corrente».
Un complimento che non soddisfa però i lanifici pratesi che non ci non ci stanno a sentirsi dire che non hanno preservato le conoscenze tecnologiche mettendole a servizio della produzione. “E’ una spiegazione un po’ semplicistica - commenta Mario Maselli di Emmetex – in fin dei conti i tessuti si fanno con i filati. Così si svilisce il concetto di innovazione nel tessile, su cui abbiamo investito molto con risultati diversi anche perché le aziende produttrici di tessuto numericamente sono molte di più rispetto alle filature”.
Disegna una settore a due velocità il presidente dell’Unione industriale Andrea Cavicchi, secondo cui c’è da fare un distinguo tra i produttori che fanno un prodotto più tradizionale, i quali battono di più la fiacca, e quelli che invece realizzano tessuti speciali investendo in ricerca ed innovazione e ai quali le cose stanno andando molto meglio. “Come si vede dall’ultima mappatura, ci sono alcuni pezzi di filiera che soffrono di più la crisi - dichiara - a fronte di questo, bisognerebbe aggregarsi e insieme fare un piano di rilancio condiviso con le banche per investire in lavorazioni particolari, che rischiano di scomparire. Mercati tradizionali come quello statunitense stanno tornando a guardare con interesse verso le nostre produzioni, ma se non si trova una soluzione al problema, per allora il distretto potrebbe non essere più in grado di soddisfare grandi volumi”.
Il presidente degli industriali guarda al 2015 come a “un anno di cambiamento” . “I segnali positivi ci sono - aggiunge - ma occorre un’azione forte da parte di tutto il sistema affinché questi segnali possano avere effetto sul territorio” .
Tutti d’accordo sul fatto che Prato non può perdere altri pezzi importanti di filiera per strada. Il distretto si regge su un sistema efficiente e integro senza il quale non può garantire un livello di servizio affidabile e competitivo, per cui continua a distinguersi nel mondo. “L’indagine sulle aziende del comparto nobilitazione tessile segnala la presenza di 147 imprese - fa notare Riccardo Marini del lanificio Marini industrie - un numero ancora importante che mi ha favorevolmente colpito in quanto non credevo fossero ancora così tante . Ma se certe lavorazioni dovessero venire a mancare sarei seriamente preoccupato, anche in vista di un una ripresa innescata dall’export”. Sul fronte delle performance della produzione dei tessuti, Marini ammette che “il settore sta soffrendo più del comparto della filatura” ma solo perché “essendo il comparto più grande della filiera percepisce in misura minore gli effetti di una ripresa se questa non è abbastanza forte”. “Le cose non vanno bene a chi è rimasto a fare prodotti di largo consumo - aggiunge – ma ormai non è più il tempo di fare questo genere di tessuti, bisogna investire in prodotti con alto valore aggiunto, i quali, così come i filati fantasia, rappresentano un nicchia che non conosce concorrenti nel mondo.
Barbara Burzi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
