Sicurezza
Un piano per sfruttare la grande falda
Oltre 50 milioni di metri cubi d’acqua che potrebbero essere utilizzati a fini potabili ed energetici
PRATO. Che la falda acquifera di Prato si sia alzata ormai è un dato di fatto. E proprio per questo si stanno studiando soluzioni per ovviare al problema. Della cosa si è discusso in una seduta della commissione consiliare 4 (urbanistica, ambiente e protezione civile) presieduta da Massimo Carlesi. «Non tutti gli anni sono uguali - precisa subito Carlesi - Se prendiamo, ad esempio, il 2012 in quel periodo ci fu una grande siccità e la falda scese notevolmente. Quindi vanno adottati dei sistemi tenendo presente anche gli eventi atmosferici». In commissione è stato presentato uno studio che vede coinvolti l’Autorità di Bacino del fiume Arno, Publiacqua e Provincia di Prato. Ad illustrarlo il geologo della Provincia Vito Marcello Boscaino che spiega come ci siano da trovare punti di miglioramento per quanto sta accadendo a Prato per abbassare la falda con appositi impianti da utilizzare e che la risorsa prelevata non venga persa bensì sfruttata. Carlesi è certo: «Quanto c’è nel sottosuolo pratese è una ricchezza che non può essere persa. Ma tutto deve essere ben studiato - dice il presidente della commissione - Quando c’è stato il notevole abbassamento alcune abitazioni hanno subito dei segni di cedimento sia pur minimi (vedi Grigano e Le Badie, ndr). E’ chiaro che le idrovore che andranno ad attingere l’acqua nel sottosuolo non potranno essere sempre attive, proprio in virtù dei momenti in cui ci troviamo come quando la falda dovesse tornare ad abbassarsi. Nel sottosuolo – aggiunge Carlesi - ci sono 50 milioni di metri cubi di acqua, un giacimento molto consistente per il quale va fatto un intervento pubblico coordinato nell’ottica di area metropolitana, anche perché pompare acqua dal sottosuolo per evitare allagamenti e immetterla nell’acquedotto comporta un doppio costo: quello per l’aspirazione e quello dei metri cubi in più da depurare». Dei 50 milioni di metri cubi di acqua, annualmente ne vengono prelevati quasi la metà, attraverso 2423 pozzi di derivazione tra uso industriale, domestico e potabile. Rimane un giacimento enorme, che in alcune zone di Prato è a arrivato a circa 4 metri dal piano di campagna (come Fontanelle e Iolo) o addirittura a 2 come in via Braga a Tavola. Le analisi chimiche e le indagini effettuate hanno evidenziato che le acque del sottosuolo sono inquinate e che l'andamento della falda non è comunque costante, ma legato anche agli eventi atmosferici.
Azelio Biagioni
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